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Il Sole 24 ore: Università: la proposta (parlamentare) di creare una terza fascia di docenza ha suscitato la fiera contrarietà di una folta schiera di cattedratici. BARONI E RICERCATORI, LA VIA PER LA PACE. L'ipotesi che andrebbe perseguita è una lista di idonei per ogni gruppo disciplinare designata da una commissione nazionale

la proposta (parlamentare) di creare una terza fascia di docenza ha suscitato la fiera contrarietà di una folta schiera di cattedratici.

18/01/2000
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di Dario Antiseri

Ricercatori o professori?

i numeri - Oggi i ricercatori sono 19.090 (tra cui 7.585 donne)

l'anno di nascita - È il 1980 (Dpr.382)

i compiti originari - Erano (come dice il nome) solo compiti di ricerca, addirittura con il divieto di svolgere attività didattica

i compiti aggiuntivi - Con il passare degli anni l'attività didattica (lezioni, seminari, esami) acquista spazio sempre maggiore, e alla fine diviene prevalente

Tutti professori? - Conoscendo questa situazione di fatto, un disegno di legge di iniziativa parlamentare prevedeva il loro passaggio in blocco senza concorso al ruolo di "docenti di terza fascia" (le prime due sono i professori ordinari ed i professori associati). Ma il disegno di legge di fatto è caduto. La discussione riprenderà in Commissione Cultura alla Camera Giovedì prossimo, all'interno dells discussione generale sullo stato giuridico dei docenti, che costituisce uno dei "collegati ordinamentali" alla Finanziaria. Il collegato prevede, comunque, che l'eventuale ruolo di professore di "terza fascia" sia ad esaurimento: dopo gli attuali, non se ne nomineranno più.

Il problema dello stato giuridico dei ricercatori universitari va inquadrato in un preciso orizzonte di dati. Nella nostra Università operano circa 14mila ordinari, 17mila associati e 18mila ricercatori.

Quindi i ricercatori rappresentano un terzo della docenza universitaria. Va inoltre precisato che la quasi totalità dei ricercatori universitari già insegnano, in quanto sono stati loro affidati insegnamenti ufficiali. I ricercatori svolgono, quindi, corsi di lezioni, seguono tesi, presiedono commissioni di esami, fanno parte di commissioni di esami di laurea. Insomma: di fatto circa 15mila ricercatori sono docenti universitari.

Capita, però, ora che di fronte alla proposta parlamentare tesa sostanzialmente a trasformare un fatto in un diritto, vale a dire a stabilire la terza fascia dei docenti, quella dei ricercatori, una folta schiera di illustri docenti di prima fascia si sia ribellata, e abbia espresso il suo netto rifiuto di un futuro dell'Università italiana all'insegna del "todos caballeros!". La ribellione pare motivata, lo sdegno pure comprensibile. Incomprensibile appare, tuttavia, il fatto che nessuno si sia indignato allorchè, per necessità più o meno urgenti, o per opportunismi non palesati, le Facoltà negli anni passati, hanno affidato a migliaia e migliaia di ricercatori corsi ufficiali di insegnamenti. Sottopagati o per nulla pagati - in quanto docenti - migliaia e migliaia di ricercatori insegnano ormai da parecchi anni, per esempio da otto, nove anni.

Tra sdegni, rivendicazioni, proposte e proteste la questione dei ricercatori universitari non può venire ridotta a una passeggera battaglia tra vecchi baroni e giovani (ma ormai non più tali, nella stragrande maggioranza dei casi) rampanti studiosi sindacalizzati. Dobbiamo chiederci: può la nostra Università oggi, e ancor più nei prossimi anni, fare a meno di docenti di fatto? La risposta è decisamente negativa: l'Università ha bisogno di questi docenti di fatto.

Ma, allora, "todos caballeros"? No di certo, anche perchè ci sono ricercatori e ricercatori, e chi ha lavorato e prodotto scientificamente non va trattato come coloro che di ricerca ne hanno fatta ben poca o magari di poco valore. La via per risolvere il problema dei ricercatori c'è: ed è la via della lista aperta agli idonei, una via che il Ministro Berlinguer aveva inizialmente abbracciato e che, al Senato, era stata appoggiata dall'opposizione sotto le indicazioni del Senatore Pera e che poi venne stravolta dalla Camera. In altri termini: per ogni gruppo scientifico-disciplinare, una Commissione nazionale designa i ricercatori idonei, da cui le Facoltà traggono, secondo le loro necessità, gli studiosi cui affidare gli insegnamenti. In tal modo, le diverse comunità scientifiche (dei fisici, degli etruscologi, degli economisti, eccetera) cercheranno di garantire sulla serietà della ricerca e sull'idoneità del ricercatore a insegnare; le Facoltà non saranno più costrette ad assegnare insegnamenti a docenti privi di idoneità; i ricercatori che hanno finora fatto ben poco saranno stimolati a non perdere ancora tempo prezioso; i ricercatori bravi e operosi vedranno così soddisfatte le loro attese; e i baroni non grideranno più al "todos caballeros!".

Questi, dunque, gli esiti della lista aperta quale soluzione del problema dei ricercatori. Un ulteriore vantaggio sarebbe, inoltre, quello della semplificazione delle procedure. Difatti, qualora l'idoneità per i 18mila ricercatori dovesse, per esempio, venir valutata con le procedure attuali, si andrebbe incontro a una marea di concorsi con un impiego di migliaia e migliaia di docenti in qualità di commissari e con la conseguenza di ridurre ancora i tempi della ricerca e della didattica.

La ricerca e la didattica universitaria - con i docenti di prima fascia impegnati nei concorsi di prima e di seconda fascia e i docenti docenti di seconda fascia impegnati nei concorsi di seconda fascia e in eventuali concorsi per ricercatori - collasserebbero.

Che il problema dei ricercatori universitari sarebbe venuto al pettine nel modo increscioso in cui è oggi da tutti constatabile, era cosa facilmente prevedibile una volta approvata la nuova normativa riguardante il reclutamento dei docenti universitari. Qualcuno aveva avuto il buon senso di additare e denunciare inevitabili conseguenze, ma interessi più che meschini, cecità irresponsabili di fronte a prospettive più vaste, insensibilità nei riguardi del funzionamento delle istituzioni e miserabili furbizie nostrane hanno vietato ogni più seria discussione del problema: sono stati e sono i duri fili di quel cordone che sta strangolando la nostra Università.