Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Università » Verso la prossima Conferenza interministeriale dei 47 Paesi membri dello Spazio europeo dell'istruzione superiore

Verso la prossima Conferenza interministeriale dei 47 Paesi membri dello Spazio europeo dell'istruzione superiore

Si è tenuta a Riga, Lettonia, la riunione del Comitato Europeo Permanente sull’Università e la Ricerca dell’Internazionale dell’Educazione (HERSC). Il resoconto dei lavori del comitato.

19/03/2015
Decrease text sizeIncrease  text size

hersc-2Si sono svolti dall’11 al 13 marzo a Riga i lavori del Comitato Europeo Permanente sullUniversità e la Ricerca dellInternazionale dellEducazione (HERSC) con la partecipazione di oltre 28 organizzazioni in rappresentanza di oltre 20 paesi europei. Il comitato coordina le attività dei sindacati che in Europa organizzano i settori dell’Università e della Ricerca: per l’Italia è presente la sola FLC CGIL che esprime una delle due vicepresidenze del comitato. Nell’ambito delle competenze attribuite dalla segreteria europea dell’Internazionale dell’Educazione, il Comitato svolge attività di analisi e monitoraggio delle politiche europee, partecipa alle attività di dialogo sociale e di lobby, propone iniziative e campagne.

Nel corso della riunione sono stati discussi e licenziati una serie di documenti e di policy paper che impegnano le organizzazioni sindacali in un percorso comune a livello europeo promossi dallo European Trade Union Committee for Education (ETUCE) in Vienna (25-27 novembre):

Nel primo documento: sono individuati i principi che devono guidare la costruzione di istituzioni educative pubbliche e di qualità; sono richiamati i governi europei ad un vero investimento nell’istruzione pubblica e sono indicate le priorità comuni delle organizzazioni sindacali europee aderenti ad ETUCE. Infine, viene deliberata la creazione di due gruppi di lavoro per la stesura dell’ ETUCE Policy on the 21st Century Teaching Profession nonché di un documento su Use of Information and Communication Technologies. Il secondo testo rappresenta, invece, un documento di indirizzo comune sulla condizione dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici e dei dottorandi e dottori di ricerca. L’ultimo testo è una presa di posizione nonché la definizione delle linee di intervento politico delle organizzazioni sindacali europee in tema di certificazione, assicurazione e valutazione della “qualità”.

Sui temi concernenti i policy paper le organizzazioni si impegnano a mette in campo azioni congiunte e coordinate a livello europeo. In particolare, è ritenuta assolutamente prioritaria lazione politico-sindacale a favore di dottorandi e precari e nel documento ci si impegna a:

  1. svolgere attività di negoziazione e pressione per il miglioramento delle condizioni di studio e di lavoro in Europa;
  2. sostenere il riconoscimento dello statuto di early stage researchers a dottorandi e ricercatori precari e il pieno riconoscimento di diritti sociali e professionali pari a quelli degli altri dipendenti;
  3. sostenere procedure eque e trasparenti di reclutamento;
  4. organizzare e rappresentare sindacalmente tutte queste figure;
  5. avviare compagne a favore di condizioni di lavoro e retribuzioni adeguate al lavoro di ricerca e di didattica svolto e un più equo trattamento da parte dei datori di lavoro;
  6. chiedere l’aumento del numero di posizioni di dottorato e di opportunità di ricerca adeguatamente remunerate nelle aree delle scienze umane e sociali.

E’ stata quindi discusso e approvato il rapporto finale di una ampia indagine promossa da EFEE (European Federation of Education Employers) e da ETUCE sulle condizioni di lavoro dei ricercatori nella prima fase della loro carriera. Il documento dal titolo Supporting early career researchers in Higher Education in Europeta è il frutto di un intenso lavoro di inchiesta cui la Flc Cgil ha partecipato. Il testo è anche il risultato di un lungo confronto tra le organizzazioni dei lavoratori e quella dei datori di lavoro intorno ai reciproci impegni a sostegno dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici che lavorano nello spazio europeo e contiene una serie di proposte alle istituzioni europee. Il rapporto sarà a breve reso pubblico e presentato ufficialmente presso la Commissione Europea che ne ha finanziato la realizzazione.

Un tema che desta estrema preoccupazione è rappresentato dalle discussioni circa le bozze di trattati commerciali tra Europa e Stati Uniti che rischiano di imporre una totale liberalizzazione anche nei settori dell’educazione e della ricerca: in particolare, preoccupano le trattative, anche queste pressoché segrete, concernenti il TiSA (Trade in Services Agreement), il TTIP e il CETA. Le organizzazioni sindacali europee sono impegnate in attività di denuncia della mancanza di trasparenza circa la natura e i contenuti di questi trattati, di sensibilizzazione delle forse politiche e sociali - a partire dai membri del parlamento europeo. In tal senso, molte delle organizzazioni che partecipano ai lavori dell’HERSC aderiscono alla giornata di mobilitazione del 18 aprile a Francoforte.

Ulteriore tema di discussione è il progetto RESEAVER (Pan-European Pension Fund for Researchers) di costituzione di un consorzio tra istituzioni e imprese per la costituzione di uno schema pensionistico Europeo “portabile” nei diversi paesi aderenti. Il tema è finalmente oggetto di confronto e discussione con la Commissione Europea, che fino ad oggi si era sottratta all’interlocuzione con le organizzazioni sindacali. Restano tuttavia confermati i dubbi verso una proposta che sembra vincolare in maniera rigida lo schema pensionistico alle istituzioni, sottraendo quindi al singolo l’autonoma gestione della propria previdenza e che mette a rischio anche la volontarietà dell’adesione a un tale schema. L’HERSC ha quindi avviato un lavoro di analisi e di comparazione dei diversi modelli di previdenza complementare nei diversi paesi europei per verificare la possibilità di proporre modelli alternativi di previdenza complementare portabile e volontaria.

La riunione del comitato è stata anche l’occasione per una lunga discussione preparatoria sulla prossima Conferenza interministeriale dei 47 Paesi membri dello Spazio europeo dell'istruzione superiore (Processo di Bologna) che si terrà il 14-15 maggio a Yerevan. A fine marzo si terrà l’ultima riunione del Bologna Follow up group nella quale verranno finalizzati i documenti che saranno discussi e approvati a Yerevan. Nella delegazione HERSC che parteciperà ai lavori della conferenza interministeriale sarà presente anche la FLC CGIL.

La riunione del comitato è stata aperta dai saluti della Presidenza lettone che ha illustrato le priorità del governo in materia di alta formazione e ricerca. Al momento la Lettonia investe poco meno dell’1% del proprio PIL in Università e Ricerca, anche se una quota maggiore di finanziamenti è impegnata attraverso l’ampio ricorso a fondi strutturali europei. Il sistema universitario lettone è composto da pochi atenei statali (che raccolgono il 53% degli studenti) e un più ampio numero di strutture non statali. La rappresentante del governo lettone ha quindi presentato i 3 pilastri della strategia di investimento in Alta formazione e ricerca che la Lettonia intende portare a compimento nel 2020, con un potenziamento del finanziamento premiale e l’investimento in settori di “eccellenza” attraverso specifici indicatori di produttività.

Anche in questo paese si persegue, quindi, l’obiettivo di rafforzare poche strutture con investimenti in settori ritenuti economicamente trainanti - biotecnologie, medicina, smart materials, smart energy, trasferimento tecnologico. Il dibattito che è seguito ha messo in evidenza come questo tipo di strategia - che alcuni paesi come Svezia e Norvegia hanno deciso di abbandonare - non è in alcun modo sostenibile nel medio e lungo periodo. Da un lato, la tenuta della qualitativo della ricerca si fonda sulla ricerca di base e sulle attività “curiosity driven” che sono state gravemente indebolite nell’ultimo decennio a livello europeo, dall’altro lato un simile approccio non permette la programmazione di lungo periodo delle attività di ricerca e delle risorse necessarie. Peraltro, la crescente introduzione di indicatori di produttività sta modificando e condizionando in maniera sensibile le pratiche di ricerca, le forme della produzioni e circolazione della ricerca nonché i processi di programmazione strategia dei sistemi della ricerca e dell’alta formazione. Solo una crescente collaborazione tra le organizzazioni sindacali a livello Europeo può rendere possibile il contrasto di politiche che hanno indebolito il sistema universitario dell’intero continente.