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Macerata: mancano i bidelli, scuole del cratere a rischio chiusura: arriva il ministro Bussetti

Insegnanti, personale delle scuole e sindacati hanno manifestato questa mattina in piazza della Libertà a Macerata.

16/06/2018
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da cronachemaceratesi.it

di Alessandra Pierini

Da sempre sono figure di riferimento nelle scuole, ma i bidelli e le bidelle, o collaboratori scolastici che dir si voglia, sono diventati essenziali nelle zone del cratere. Il motivo è semplice. A causa degli edifici resi inagibili dal sisma, gli istituti comprensivi sono stati necessariamente spezzettati e le classi sono disseminate nei territori. Per far fronte alle esigenze della popolazione che si è dovuta trasferire, le scuole spesso restano aperte mattina e pomeriggio. L’apertura dei vari edifici scolastici è affidata proprio ai bidelli. Se non ci sono, la scuola resta chiusa. Un meccanismo semplice ma che rischia di incepparsi nell’entroterra maceratese dove le risorse per l’assunzione del personale Ata al momento non ci sono. Emblematico il caso di Caldarola dove i plessi sono 12, alcuni restano aperti mattina e pomeriggio e i bidelli a disposizione sono solo 11. Non mancano poi le sezioni cancellate, il sovraffollamento delle classi e le mancate verifiche di vulnerabilità sismica di cui risultano sprovviste 800 scuole su 1.200.

Sarà il ministro all’Istruzione Marco Bussetti a verificare personalmente la situazione nel corso di una visita istituzionale, le cui tappe sono in corso di definizione, mercoledì prossimo quando prenderanno il via gli esami di maturità.
E’ per garantire i servizi scolastici nei territori colpiti dal sisma che questa mattina i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, insegnanti e genitori si sono ritrovati questa mattina in piazza della Libertà a Macerata per poi presentare in Prefettura, al vice prefetto Salvatore Angieri,  un documento unitario sul quale sono stati interessati anche i neoparlamentari. In piazza anche  il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini,  Antonella Nalli, assessore del Comune di Camerino e il presidente della Provincia Antonio Pettinari. «Chiediamo il rispetto delle regole – ha detto il segretario della Cgil Daniel Taddei – che prevede il mantenimento delle classi nelle zone del cratere anche con parametri inferiori a quelli previsti dalla normativa e il controllo della vulnerabilità sismica di tutti gli istituti entro il 31 agosto. Chiediamo poi uno stanziamento di risorse per finanziare nuovi posti, altrimenti la coperta è corta».

Parla di situazione paradossale Silvia Spinaci della Cisl: «Se non sarà rifinanziato il decreto terremoto, non ci saranno le risorse necessarie, scatterà la competizione tra territori e sarà ancora più difficile affrontare l’emergenza. In molti casi siamo prontamente intervenuti e probabilmente riusciremo a risolvere le criticità ma per il personale Ata non si può fare nulla». Stessa richiesta quella di Manuel Broglia della Uil: «Sono stati tagliati 17 posti Ata su base regionale e ne saranno riassegnati solo 10, scatterà l’emergenza. Il personale Ata deve tenere aperte le strutture, simbolo di socialità e ripartenza».
In piazza le insegnanti e gli alunni di Camerino, tra loro Clara Maccari: «Ci hanno comunicato il taglio di una sezione dell’infanzia e di una classe della primaria, non ci sembrava possibile vista la legge sulle zone del cratere. Poi abbiamo saputo che invece sarebbe stato proprio così. Abbiamo scritto lettere e sensibilizzato ma non abbiamo ancora avuto risposte».
Manila  Amici è vice presidente del Consiglio d’istituto della Tacchi Venturi a San Severino: «In base alle iscrizioni abbiamo bisogno della trasformazione di un tempo normale in tempo pieno alla primaria e di una quinta sezione della secondaria di primo grado frequentata da 5 bambini con handicap. Se non ci saranno assegnate avremo classi di 25 o 26 alunni. Oltre ai seri problemi per l’evacuazione in un periodo di scosse continue, gli insegnanti avranno difficoltà a curare l’aspetto umano. Inoltre vorremmo che chi è fuori potesse rientrare a San Severino. Abbiamo raccolto in pochissimi giorni 900 firme che presenteremo all’ufficio scolastico provinciale e regionale per chiedere un’istruzione almeno decente».

E’ in una sede provvisoria anche l’Itis Divini di San Severino, rappresentato dalla vice preside Anna Rita Angeloni: «Abbiamo una nuova specializzazione in grafica, quindi abbiamo chiesto 6 prime ma ce ne hanno concesse 5. La logistica sarà messa a dura prova».
Un lungo cahier de doléance. a sostegno dei manifestanti anche il presidente della Provincia Pettinari che definisce la situazione assurda: «E’ possibile che dobbiamo scendere in piazza per ricordare allo Stato che c’è stato un terremoto? In questo caso l’Ufficio scolastico regionale non può pensare solo con i numeri, ma deve coniugare risparmio ed efficienza. Faccio appello alla ragionevolezza. Il territorio è già debole, i servizi vanno potenziati per dare un segnale anche a chi sogna di tornare. La Regione non può fare tutto da sola».