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Contratto “Istruzione e Ricerca” 2019-2021: incontro all’Aran per l’illustrazione del nuovo Atto di indirizzo

Incrementare gli stipendi di tutto il personale, riconoscere tre giorni di permessi retribuiti ai precari, valorizzare i Dsga. La trattativa prosegue il 27 marzo

23/03/2023
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Giovedì 23 marzo 2023 si è svolto, l’incontro all’Aran per la prosecuzione della trattativa relativa al rinnovo contrattuale 2019-2021 del comparto “Istruzione e Ricerca”.

In apertura il presidente dell’Aran, dott. Naddeo, ha illustrato l’integrazione all’Atto di indirizzo di recente inviato all’agenzia da parte del Ministro della Pubblica Amministrazione con particolare riferimento alle ulteriori risorse messe a disposizione del rinnovo contrattuale in attuazione dell’accordo politico dello scorso novembre 2022: 260 milioni di euro stanziati dal precedente governo per riconoscere la cosiddetta “dedizione” tramite contrattazione integrativa di istituto.

A questo risultato che restituisce al sindacato piena autorità negoziale su tutte le risorse disponibili, si è giunti grazie a una forte pressione sindacale e ben due scioperi e agli impegni assunti  con l’accordo politico del 10 novembre 2022 che ha consentito anche l’anticipazione del 95% degli aumenti contrattuali percepiti a dicembre da tutto il personale del comparto.

Nel corso dell’incontro la FLC CGIL ha chiesto di destinare le ulteriori risorse: all’incremento degli stipendi di tutto il personale (docente e ata), al riconoscimento dei diritti dei precari (a partire dai tre giorni di permessi retribuiti), alla valorizzazione dei DSGA (aumentandone le relative indennità), al significativo incremento delle tabelle dei compensi orari per lo svolgimento delle attività aggiuntive.  

Abbiamo evidenziato che analogamente a quanto avvenuto per la scuola, anche negli altri settori vanno definalizzate le ulteriori risorse disponibili, ridando piena potestà negoziale al CCNL. È necessario inoltre reperire le risorse da destinare al personale degli enti di ricerca non vigilati dal Miur e quelle per i Collaboratori esperti linguistici. Create queste condizioni si possono più agevolmente sciogliere i nodi sulla parte normativa.

Rimane, naturalmente, il grande problema di un differenziale retributivo nei confronti di altri dipendenti pubblici a livello italiano ed europeo a parità di titolo di studio. Oggi ancora più grave alla luce di una inflazione che sfiora il 12 %. È perciò urgente stanziare i fondi per il rinnovo del CCNL relativo al triennio 2022-2024 su cui il Governo Meloni ha tutta la responsabilità per avere previsto nell’ultima legge di bilancio solo un misero compenso una tantum.  Se ciò non dovesse avvenire la nostra organizzazione è pronta a mettere in campo tutte le forme di lotta necessarie.