09.30.00

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"Il viaggio è, insieme, esperienza di vita e speranza ma anche di incognita e pericolo. È emblematico ambientare questo convegno proprio alla Commenda di Genova, luogo di ospitalità affacciato sul porto dove, nel medioevo, i pellegrini sostavano in attesa della partenza per Gerusalemme e dove venivano accolti e curati al ritorno dal viaggio". Con queste parole Anna Fedeli, segretaria nazionale della FLC CGIL, apre il Convegno "Anch'io sono Italia, intercultura come cultura dei diritti per tutti", che si svolge a Genova venerdì 11 e sabato 12 maggio 2012.

Genova: un porto, una porta. Luogo di approdo ma anche, e più spesso, di partenza. Ieri come oggi, quando la crisi morde. L'uscita dalla crisi per questa città, invece, ha bisogno di permanenze e di costruire le condizioni affinché le persone possano rimanere. Per questo la CGIL è impegnata sul terreno della difesa dei diritti dei lavoratori immigrati e, più in generale, sul terreno delle politiche di inclusione e di cittadinanza.

Il ricco programma della due giorni no stop prevede - oltre a tre tavole rotonde (La trasformazione della politica dell'accoglienza, Patto sociale per il lavoro e il diritto allo studio, Diritto allo studio), alla presentazione dei lavori più significativi nelle scuole cittadine e alle comunicazioni dei rappresentanti delle Associazioni locali di migranti – attività inconsuete per un convegno come la visita al Museo Galata (prevalentemente incentrato sulle migrazioni), lo spettacolo della Compagnia del Suq, la lezione in piazza sui diritti di cittadinanza.

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"Il peso valoriale della scelta della Commenda - ha proseguito Anna Fedeli nella sua introduzione - rimanda a tutto quell'intreccio di esistenze individuali e collettive, alla capacità sociale di reclamare diritti - a partire da lavoro e studio ma anche a quello di cittadinanza - che costituiscono il nodo tematico di questo incontro". Il Convegno di Genova prosegue e attualizza il percorso del Coordinamento Immigrati della FLC CGIL che, dal 2008 ad oggi, si è concretizzato in una serie di appuntamenti, l'ultimo a Brindisi (vai alla web-cronaca), dove è stata rimessa a punto la Piattaforma che ispira l'azione del Coordinamento.

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Poco prima è stato proprio Ivano Bosco, Segretario generale della Camera del Lavoro di Genova, a sottolineare la suggestione dello spazio della Commenda per introdurre i motivi che hanno portato la CGIL a impegnarsi su questo fronte di stringente attualità: diffondere la conoscenza delle iniziative dell'organizzazione sindacale, promuovere un confronto tra le diverse categorie sul tema della migrazione, affrontare in termini incisivi il diritto di cittadinanza.

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Maria Paola Profumo, Presidente dell'Istituto Musei del Mare e delle Migrazioni MuMa, ha invece illustrato le caratteristiche del museo, anche sotto il profilo didattico, ed evidenziato le nuove iniziative che intendono consolidare il messaggio-chiave di questi musei: l'accoglienza.

9.50

Prima della visita guidata alla struttura della Commenda e alla Chiesa inferiore è avvenuta la presentazione e la premiazione dei lavori delle scuole, coordinata dal dirigente scolastico Paolo Cortigiani. Queste le scuole premiate:

  • Primaria "Dante Alighieri" dell'I.C. di Bolzaneto-Genova (insegnante Loredana Bilardo);
  • Istituto d'Istruzione Superiore Tecnico Turistico e Geometri "Firpo - Buonarroti" di Genova (prof.ssa Caterina Gallamini).

11.15

"Le trasformazioni e i diritti nel mediterraneo", è il titolo della sessione dei lavori dedicata alle comunicazioni dei rappresentanti delle associazioni locali di migranti. A coordinare gli interventi Francisco Fajardo, Presidente del Coordinamento immigrati CGIL Genova.

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14.30

Dopo l'interruzione per il pranzo il convegno riprende con la visita al Museo Galata. Inaugurato nel 2004, sorge nel Palazzo Galata al porto antico di Genova. Ospita, oltre a una riproduzione in scala naturale di una galea genovese, anche diverse sale interattive per conoscere il senso dell''andar per mare'. Il padiglione MeM è riservato alla Memoria e Migrazioni. Dedicato agli emigranti italiani del secolo scorso, ha uno spazio ad hoc sulle tematiche dei nuovi immigrati in Italia. Comprende un percorso espositivo, con allestimenti rappresentativi per l'analisi della tematica, ma anche spazi-laboratori per la didattica.

15.45

Con la conduzione di Adriano Bertolini, Segretario generale FLC CGIL Liguria, inizia la tavola rotonda: "Trasformazioni delle politiche di accoglienza nelle città e nella scuola".
Bertolini introduce l'argomento del rapporto tra dimensione urbana e migrazioni. Le città, oggi, sono spazi interculturali e la loro identità è in precario equilibrio tra luoghi deputati all'esplosione del conflitto e delle tensioni sociali e luoghi dell'accoglienza dove si articolano tutte le manifestazioni della relazione e della cura. Occorre affrontare la situazione di cambiamento per costruire una nuova convivenza partendo dall'individuazione delle criticità e delle priorità che emergono, concentrando su questa sfida tutto l'impegno e le risorse sia economiche che umane.

Luca Borzani, Presidente della Fondazione della Cultura, fa un breve preambolo: sottolinea di non essere uno studioso dei fenomeni migratori, ma piuttosto testimone delle dinamiche che attraversano la città e di non voler trattare il tema della scuola che ha un ruolo specifico e molto particolare.
Nell'ultimo decennio, nelle città, sulla base delle differenze etnico-culturali si sono creati degli stereotipi e dei pregiudizi nel cittadino così come nella dimensione politica (ci si è cristallizzati su processi superati o si sono inventate delle realtà). Si sono spostati sul piano culturale conflitti di ben altra natura. Su un concetto - statico e 'naturale' - di identità si è canalizzato il conflitto che ha assunto via via varie sfumature fino alla xenofobia e alla paura di una contaminazione identitaria e culturale. Ne è un esempio la vicenda della moschea: Genova non è stata in grado di realizzare un luogo di culto, seppure in tempi dilatati. La comunità islamica rappresenta attualmente circa l'8 per cento della popolazione urbana. Rispetto a questa significativa realtà, i cittadini genovesi possono accettare clandestinità, miseria, l'espressione del culto in vere e proprie topaie ma non la deflagrazione del livello simbolico che un luogo di culto - bello e stabile - comporta. L'apparente paradosso è che la moschea avrebbe una significativa valenza economica. Favorirebbe, infatti, scambi e relazioni, ossia la dimensione propria dello sviluppo della città.

L'altro esempio che merita attenzione è il fenomeno delle bande di latinos, giovani e giovanissimi che sono al centro di tensioni, soprattutto in determinati quartieri dove la loro presenza si è fatta progressivamente più massiccia. Anche in questo caso è in gioco il livello di capitale simbolico, ossia l'occupazione del territorio. Se le differenze appaiono come non mediabili, le concause sono diverse: si è affrontata la tematica della migrazione come categoria permanente cadendo così in uno stereotipo; si è mantenuto il mito della comunità confondendo questa con la sua rappresentanza e quindi con un microceto politico-amministrativo; ci siamo affidati alla retorica del dialogo tra culture impedendo così un vero e proprio 'meticciato'; non abbiamo preso coscienza che l'atteggiamento verso la migrazione è lo specchio del nostro modo di vivere: siamo una comunità che vuole prendere le distanze dalla povertà.

Ci sono tre elementi su cui vale la pena di ragionare: l'assunzione della migrazione come fatto sociale 'separato'; l'assenza di spazi sociali in cui si esprime il fenomeno migratorio e per contro il degrado che lo accompagna; le riflessioni che scaturiscono dalle analisi e le riflessioni di Giuliano Carlini ('Multiculturale a chi?', Fratelli Frilli, Genova, 2008, n.d.r.) che misurano l'estraneità della città verso i migranti o la percezione di questa popolazione come tratto esotico di tipo minore. È la nostra coazione a ripetere da venti anni. Tra solidarietà, indifferenza, xenofobia ci sono soglie orizzontali che segnano il passaggio da un livello all'altro in un movimento fluido. Oggi abitano la città 24 mila famiglie di migranti. Cinquantamila persone circa: una piccola città che si muove come un universo parallelo. La consapevolezza di ciò è ben poco diffusa e i rischi che comporta vengono contrastati esclusivamente dalla scuola che agisce un ruolo di supplenza rispetto a compiti non strettamente educativi, e nonostante debba combattere contro ritardi normativi e conformismo. Forse la crisi potrà saldare questi due mondi perché sul fenomeno migrante si misurano i diritti di quella fascia di popolazione ma anche i nostri. Forse bisognerebbe riconsiderare il fenomeno migratorio alla luce degli studi di Goffman.

Graziella Giovannini, sociologa, Università di Bologna, intende rivolgere l'attenzione soprattutto all'aspetto educativo dell'intercultura e ai servizi di accoglienza. Sono riflessioni in itinere, scaturite dal confronto all'interno del Comitato scientifico per il Piano strategico metropolitano di Bologna e assumono come propria la suggestione di Leandro Alberti (storico, filosofo e teologo del Quattrocento, n.d.r.) che interpreta la città come straordinario porto terrestre. Lo scambio è una cifra vitale antica della città romagnola, principalmente per via dell'Università così come lo è per Genova per via del porto. La mixité, peraltro, è parte del dna della dimensione urbana. Se approfondiamo l'analisi di due categorie - 'internazionale' e 'interculturale' - ci accorgiamo che a questi concetti vengono associate due percezioni diverse. La dimensione 'internazionale' rimanda ad uno sviluppo positivo, ad una trasformazione dai connotati di benessere che ci rendono simili agli Usa o alla Cina; è associata alle multinazionali, alle banche, a cibi e musiche globali, alla Apple, a 'H&M', a McDonald's. Tutto questo non lo percepiamo come 'straniero', altro da noi, non lo inseriamo nella categoria dell'intercultura. Al contrario, della presenza di altre etnie in città, dei caratteri somatici diversi, dei segni fisici urbani come gli spazi pubblici occupati da gente diversa, delle scuole, di certi negozi diamo una lettura culturale mentre rimane sommersa la dimensione sociale ed economica. Questa la identifichiamo come dimensione interculturale che rimanda a questioni di povertà. Bisognerebbe incrociare queste due visioni senza misconoscere le problematiche connesse alla migrazione. Le scuole dovrebbero essere concepite come scuole internazionali. I giovani, ormai da tempo, si trovano a gestire la pluriappartenenza. Quali forme di governo dobbiamo essere capaci di costruire? Dove si costruiscono le connessioni? La politica non ha ancora individuato strategie adeguate. Se l'internazionalizzazione è il nostro destino, come costruiamo identità che non siano liquide? Il 'nomadismo' trasforma già oggi la partecipazione democratica e ben presto trasformerà anche l'welfare che finora si è basato sulla residenza e l'appartenenza ad un territorio.

Gli interventi che seguono nella tavola rotonda sono quelli di alcuni componenti del Coordinamento immigrati della FLC CGIL, di cui pubblichiamo i documenti messi a disposizione: Claudia Nosenghi, Elena Picco, Carlo Mini, Patrizia Epifani.

18.45

La giornata di oggi si conclude con lo spettacolo della Compagnia Suq. Diretta da Carla Peirolero, la Compagnia è specializzata in teatro musicale, con attori, danzatori e musicisti di svariate provenienze; realizza spettacoli ispirati alla letteratura internazionale, sul dialogo tra culture e religioni. Per l'occasione si è esibita una danzatrice iraniana e due cantanti che hanno proposto canti maghrebini e 'trallallero' genovesi.

Vai alla web-cronaca della seconda giornata

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