Inchiesta nazionale sul lavoro promossa dalla CGIL

Home » Notizie dalle Regioni » Emilia Romagna » Scuola: “emergenza organici” in Emilia Romagna

Scuola: “emergenza organici” in Emilia Romagna

In un comunicato unitario la denuncia dei sindacati scuola della regione.

27/05/2014
Decrease text size Increase  text size

FLC CGIL - CISL Scuola - UIL Scuola - SNALS-Confsal - GILDA-Unams
Emilia Romagna

Comunicato stampa

Per il prossimo anno scolastico 2014/2015, si riconferma per le scuole dell’Emilia Romagna l’ormai pluriennale “EMERGENZA ORGANICI”.

Dal quadro complessivo illustrato alle Organizzazioni Sindacali dal Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale risulta che a fronte di un aumento di circa 9000 studenti, il Ministero ha assegnato solo 146 docenti in più per ogni ordine e grado di scuola. Non sono ancora stati comunicati i numeri del personale ATA.

Occorre rilevare altresì che la ricognizione dei dati iscrizioni/ posti assegnati non è omogenea e nasconde una ulteriore criticità: da un lato il numero delle iscrizioni non contengono tutte le richieste relative alle scuole dell’infanzia, dall’altro il totale dei posti assegnati deve coprire anche questo segmento di istruzione.

Per il dodicesimo anno consecutivo, a seguito dei tagli complessivi che hanno devastato e impoverito tutta la scuola italiana e del contemporaneo aumento degli studenti nella nostra regione (in media 10.000 all’anno), il sistema scolastico dell’Emilia Romagna ha pagato un prezzo altissimo ed ha raggiunto la sua soglia di tenuta e di sostenibilità.

Anche quest’anno l’Emilia Romagna mantiene il primato tra le regioni italiane dell’aumento più elevato di studenti (+1,98% contro una media nazionale di 0, 51%) e del maggior numero di alunni per classe (21,8 contro la media nazionale di 20,7).

Oltre a queste differenze numeriche che ci offrono la dimensione della gravità del problema, esistono altre caratteristiche peculiari che connotano il sistema scolastico emiliano-romagnolo:

  • forte richiesta di iscrizioni alla scuola dell’infanzia statale;
  • forte richiesta del tempo pieno e del tempo prolungato non solo per esigenze sociali ma per una specifica scelta educativa;
  • la più alta media nazionale di studenti che frequentano gli istituti tecnici e professionali;
  • alta presenza di giovani immigrati che richiedono particolari modalità di gestione della didattica in modo da garantire una piena integrazione;
  • un crescente bisogno di istruzione degli adulti;
  • un aumento degli alunni disabili che accedono anche alla scuola superiore e un consolidamento dell’alta percentuale di allievi con bisogni educativi speciali.

I nuovi tagli degli organici non consentono di confermare i modelli orari e il progetto formativo che le scuole avevano presentato ai nuovi iscritti.

In molti casi non verranno garantiti, per le classi successive alle prime, i percorsi già avviati lo scorso anno interrompendo continuità didattica e organizzativa e smantellando un patrimonio di buone pratiche basato sulle compresenze e sulla contitolarità.

C’è inoltre la necessità di garantire un grado di sicurezza coerente con le norme vigenti: classi normodimensionate e non classi pollaio.

Ricordiamo che questi numeri, al di là di evidenti motivazioni di vivibilità e di didattica, in troppi casi, non consentono nè di rispettare le norme per la sicurezza nè i parametri numerici previsti per la formazione delle classi.

Viene smentito, per l’ennesima volta, il proclamato annuncio di investimenti sulla scuola: continuare a privarla delle risorse necessarie, significa assumersi la stessa responsabilità di chi l’ha portata al collasso.

Non è possibile fronteggiare l’incremento degli alunni, drenando risorse interne al sistema e mettendo i territori in contrapposizione fra di loro, privando di fatto del diritto allo studio i nostri ragazzi.

Per questo chiediamo alle istituzioni, alle scuole, alle famiglie, alla politica di non abbassare la guardia.

Al più presto devono essere assegnati posti aggiuntivi per l’Emilia Romagna per rispondere correttamente alle emergenze rappresentate alla luce delle ormai inconfutabili necessità. Stiamo parlando di:

  • una ulteriore assegnazione di almeno 600 docenti, a cui deve seguire anche una adeguata assegnazione di personale ausiliario, tecnico, amministrativo;
  • una assegnazione di 100 docenti dedicata alla generalizzazione della scuola dell’infanzia;
  • una assegnazione di docenti e di ATA, finalizzata alle scuole delle zone terremotate.

La mancanza investimenti nella formazione e nell’istruzione, costituiscono una condanna per l’insensibilità culturale dei governi che da troppi anni hanno operato tagli lineari alle risorse dello Stato in materia di istruzione, nella convinzione che tutti i capitoli di bilancio abbiano la stessa importanza per l’Italia sia dell’oggi che del domani.

Una convinzione del tutto errata, puramente economicistica. Oggi, sottrarre preziose risorse all’istruzione pubblica, significa pregiudicare l’arricchimento culturale e le potenzialità della ricerca scientifica e tecnologica dei prossimi vent’anni ed implica una grave responsabilità nei confronti delle generazioni future.

Il diritto all’istruzione non può essere materia di pareggio di bilancio!

Al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, chiediamo di rappresentare con determinazione al Ministero la condizione allarmante del sistema scolastico emiliano-romagnolo che non può essere ulteriormente indebolito sia in quantità che in qualità, soprattutto nel pieno di una crisi economica senza precedenti, se si vogliono difendere diritti legittimi di famiglie e studenti.

Le Organizzazioni Sindacali regionali, consegnano questa richiesta al Governo perché dia seguito agli impegni programmatici, ma anche alle Istituzioni locali, Comuni, Province e Regione affinché ciascuna dia forza e sostegno alle esigenze del territorio e assuma quale obiettivo prioritario della propria azione amministrativa, quello di garantire il diritto all’istruzione come principio costituzionale.

Bologna, 26 maggio 2014