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Il “precario” dal palco di P.zza Farnese il 29 novembre

Nei giorni scorsi sui muri di diverse città italiane è apparso, su iniziativa di Forza Italia, un manifesto che propagandava - con toni addirittura prossimi alla devozione - le tanto sbandierate 15.000 assunzioni nella scuola come segnale di coerenza da parte del governo.

03/12/2003
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Nei giorni scorsi sui muri di diverse città italiane è apparso, su iniziativa di Forza Italia, un manifesto che propagandava - con toni addirittura prossimi alla devozione - le tanto sbandierate 15.000 assunzioni nella scuola come segnale di coerenza da parte del governo.
“Il centro-destra mantiene gli impegni” c’era scritto su quel manifesto che si concludeva con uno smaccato invito alla gratitudine verso il presidente del consiglio.
Si viene tentati più che mai - in circostanze del genere - di restare attoniti di fronte alla plastica constatazione della deriva personalistica e populista che ispira iniziative di tale tenore politico.
Ma, aldilà dello stupore iniziale, i lavoratori precari della scuola si chiedono: di che cosa dovremmo essere grati? Forse delle 30.000 assunzioni già programmate per due anni fa e congelate, dal governo appena insediato, senza spiegazioni e in un silenzio devastante? Forse dei due anni di mancate immissioni in ruolo nei quali altri 45.000 lavoratori sono andati in pensione senza essere sostituiti? O magari dei tagli indiscriminati agli organici delle ultime finanziarie che hanno ridotto il sistema pubblico di istruzione a mero serbatoio di risorse da stornare altrove e hanno attentato finanche ai più elementari diritti di alunni e operatori scolastici rasentando il senso del ridicolo quando maldestramente volevano rimettere mano all’organizzazione delle supplenze e alla fruizione del diritto allo studio?
Forse dovremmo ringraziare il presidente del consiglio per un decreto, la cui tempistica incomprensibile fa assomigliare ad uno spot pre-elettorale, e che non coprirà nemmeno il turn-over del prossimo anno scolastico?
Di cosa devono essere contenti gli oltre 100.000 lavoratori non di ruolo a cui è stato negato il diritto alla stabilizzazione contrattuale?
La verità, quella che conosciamo tutti bene, ormai, è ben diversa! Da due anni e mezzo è stata messa in pratica un’opera insinuante e sistematica di disgregazione politica. Non è un caso che il primo atto legislativo di questa maggioranza, la Legge 333/2001, abbia riguardato proprio il reclutamento scolastico.
Quella legge, vera ‘magnificazione’ velleitaria dell’efficientismo aziendalistico, ha, in realtà, messo in seria difficoltà la macchina amministrativa, ha aumentato a dismisura il contenzioso e, creando le premesse per il caos nelle graduatorie pubbliche (rifatte in due anni per ben sei volte), ha portato al parossismo le tensioni tra chi lavorava già da diversi anni come insegnante e chi a questo lavoro si affacciava per la prima volta; tensioni che il disegno di legge sul reclutamento, attualmente in discussione al Senato, lungi dall’appianare, non potrà che aumentare.
Quella legge ha dato alle scuole private lo status di corsia preferenziale nel reclutamento, equiparando il punteggio con la scuola pubblica, ma soprattutto ha perseguito il vero scopo di questo governo: puntare alla divisione dei lavoratori, smantellare il concetto di trasparenza e di esclusività delle prerogative dello Stato – sancito dalla Costituzione – nel reclutamento pubblico, ed arrivare ad un sistema clientelare in cui la precarietà è la norma e il lavoro è rapresentato come un regalo graziosamente concesso dall’alto, magari sotto elezioni.
E’ per questo motivo che dalla manifestazione di oggi si eleva un secco ‘No’ alla linea della precarizzazione che il numero risibile di assunzioni, rimandate peraltro al prossimo anno scolastico, non inverte, se non negli spot pubblicitari di qualche partito di maggioranza.
Le immissioni in ruolo devono essere realizzate su tutti i posti disponibili, la linea di spoliazione degli organici deve essere invertita e deve essere restituita serenità a un’intera generazione di insegnanti che rischia di venire sacrificata - come mai era successo nei decenni scorsi - sull’altare del pressappochismo e del cinico calcolo politico.
Coloro che in questi due anni e mezzo in parlamento hanno finto di non sentire la voce dei precari sappiano che se hanno fatto del loro meglio per toglierci il lavoro non potranno mai toglierci né la dignità, né la memoria e che passeremo il resto della nostra vita a non dimenticare come siamo stati trattati!
Oggi il personale non di ruolo - docente e ATA - è in piazza, in maniera compatta, ferma, per dimostrare che le questioni del reclutamento sono e devono essere sempre di più nei prossimi mesi, in cima all’agenda dell’iniziativa sindacale.
Da sempre il sindacalismo è, prima di ogni altra cosa, l’arte di tracciare il solco. Prima di tracciarlo questo solco occorre vestirsi di tutto il buon senso di a tutto il rigore etico cui, collettivamente, si può attingere. Ma una volta che questo solco è stato tracciato, al di qua di esso non passa niente! Non passa nessuno! E oggi noi questo solco, questa trincea la tracciamo sul principio che il lavoro non è un regalo di nessuno e che la stabilizzazione contrattuale è diritto inalienabile per tutti!
Una scuola pubblica di qualità passa innanzitutto attraverso i diritti dei suoi lavoratori e nessuno, con gli spot o con i sorrisi, potrà mai dimostrare il contrario!

Raffaele Ruggiero
Docente precario della scuola secondaria.
Napoli

Roma, 29 novembre 2003

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