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“Scuola e legalità” linee d’indirizzo

il Ministro della Pubblica Istruzione ha istituito un Comitato Nazionale Scuola e Legalità.

30/05/2007
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È di questi giorni la pubblicazione delle linee d’indirizzo del Comitato nazionale “Scuola e Legalità”.
Dalla premessa del documento apprendiamo che il Ministro Fioroni ha istituito un Comitato Nazionale con il compito di trasformare in linee d’indirizzo gli obiettivi strategici enunciati nella direttiva sulla legalità e poi ribadite in quella sul bullismo.

Le linee d’indirizzo forniscono indicazioni per facilitare il percorso che devono intraprendere le scuole al fine di favorire l’educazione alla legalità quale contributo a radicare nelle coscienze e nella cultura dei giovani i valori di democrazia e di libertà.
L’educazione alla legalità viene ribadita quale snodo interdisciplinare integrato nei curricula.
Il tema dell'educazione alla legalità è inteso come strumento per creare un percorso che porti i giovani a riconoscere ed opporsi a forme di piccola o grande criminalità che insidiano la vita quotidiana.
La scuola, luogo dei diritti e di esercizio di cittadinanza attiva,ha bisogno di stimolare le giovani generazioni alla formazione di una coscienza critica, fornendo le conoscenze necessarie e le motivazioni atte a promuovere non solo lo studio del fenomeno mafioso nei suoi vari aspetti, ma soprattutto, la cultura antimafia intesa come cultura del diritto da diffondersi nel quadro più ampio di una sensibilizzazione civica, fondamentale allo sviluppo della legalità e al recupero dei valori.
Infatti, solo attraverso una sensibilizzazione nei confronti delle cause del fenomeno, la scuola può contribuire ad attivare nei giovani comportamenti improntati ad una nuova etica, a un nuovo rapporto tra i cittadini e tra essi e le istituzioni.
L'educazione alla legalità può raggiungere la propria finalità solo se risulta integrata in un progetto più ampio di risanamento del contesto sociale in cui opera. Deve essere un progetto condiviso da tutte le agenzie educative di un determinato territorio: i nuclei familiari, le scuole, le comunità ecclesiali, l'associazionismo laico, i partiti politici, i sindacati, i media.
Solo questo pluralismo ha un senso costruttivo all'interno di un quadro metodologico partecipato, un paese che si dichiara democratico deve adottare un percorso educativo senza rischiare di compromettere gli esiti ogni volta che esplodono casi limite che rimettono in discussione il ruolo educativo della scuola in funzione della cultura di appartenenza, degli orientamenti psicologici, degli interessi socio-economici.
L'esperienza dei tanti progetti messi in atto nelle scuole negli anni passati attesta che ciò non è facile, per questo va riconosciuto a chiare lettere che, per non riservare l'educazione alla legalità a puro spot da osteggiare a chi vuole enfatizzare i casi isolati di cattiva scuola, bisogna procedere realisticamente e stimolare un approccio sistemico al problema.
I tanti attacchi alla scuola con l’enfatizzazione di casi di bullismo, di illegalità, di tossicodipendenza devono essere affrontati in modo esplicito, chiaro e sistematico non come emergenza che scaturisce dall’episodio riportato in prima pagina dall’editorialista di turno.
La direttiva sul bullismo, il piano per il benessere dello studente , la direttiva sulla legalità ed oggi le linee d’indirizzo “Scuola e legalità” sono pezzi di un quadro a cui viene a mancare la cornice .
Anche quando si parla di prevenzione per la droga occorre insistere nell’evidenziare che occorre un complesso piano di prevenzione che può essere realizzato solo raccordando le ASL e gli istituti scolastici con interventi di contrasto del disagio e di lotta ai messaggi consumistici cui gli adolescenti sono sottoposti. La scuola deve essere un luogo preservato e privilegiato della lotta alla diffusione della droga e dell'educazione alla legalità e non un luogo dove si effettuano blitz delle forze dell’ordine come nei peggiori locali di malaffare.
Cominciamo a investire invece con interventi mirati, utilizziamo esperti che illustrino ai ragazzi tutto quanto c'è da sapere sulla droga e sui suoi effetti anche mortali, creiamo all'interno delle scuole degli appositi spazi di ascolto a supporto degli studenti e delle rispettive famiglie. L'autonomia delle singole istituzioni scolastiche già oggi permette la valutazione d'interventi ispettivi che sono auspicati solo in casi eccezionali e estremamente difficili, sulla scorta di meditate valutazioni degli organi collegiali e del dirigente scolastico.

Roma, 30 maggio 2007