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Il senso del merito del Ministro del Merito

Articolo di Dario Missaglia, presidente nazionale Proteo Fare Sapere.

03/03/2023
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Sulla vicenda di Firenze, dell’aggressione fascista, della lettera della Dirigente scolastica e relative polemiche, è stato detto e scritto tutto.

La manifestazione indetta per sabato 4 marzo dai sindacati confederali della scuola e un ampio schieramento di forze sociali e istituzioni, è infine la giusta risposta di una città e di tutto il Paese al rischio di indifferenza contro ogni tentativo di violenza fascista che rialza la testa. Anche l’associazionismo
professionale della scuola, laico e cattolico, si è mostrato unito e compatto nella solidarietà alla Dirigente scolastica con un giudizio molto duro nei confronti del Ministro Valditara.

Mi sono chiesto, ripensando proprio alle sue esternazioni, inutilmente da lui smentite o corrette, che cosa possa portare un Ministro dell’istruzione a stigmatizzare come improprie, ridicole, pura propaganda politica, passibile magari di un provvedimento disciplinare, le considerazioni espresse da una Preside.

È qui che la “favola della meritocrazia”, per riprendere una nota espressione di Bruno Trentin, si è rumorosamente infranta. Perché in quelle parole che confinano la Dirigente tra i demeritevoli, c’è di riflesso l’affermazione che si diventa meritevole se il pensiero espresso è fedele o almeno deferente con il pensiero del valutatore gerarchico. C’è in questa lineare dinamica, clamorosamente praticata dal Ministro, tutto il volto autoritario e discriminatorio di una cultura che concede il riconoscimento del merito nel momento in cui la persona mostra di essere subalterna e fedele al potere costituito. Insomma, una dimostrazione, neppure tanto nascosta, di potere. Il merito come espressione di un potere che reclama per sé la supremazia e il controllo del sapere
e della conoscenza: la negazione cioè del principio della scienza moderna che rifiuta il culto dell’autorità costituita e va oltre “la memoria”, cioè il riferimento e il culto del già acquisito, della conservazione.

Quanto l’armamentario ideologico del Ministro sia distante e inconciliabile con i valori e le garanzie della Carta Costituzionale, e con i nostri valori, è del tutto
evidente. Questo è il senso del merito del Ministro del Merito. Ed è una scelta che delinea un conflitto insanabile con noi e con la nostra idea di
diritto universale alla conoscenza, che va conquistato per realizzare una pratica di libertà innanzitutto nel lavoro come motore per costruire il reticolo democratico della società.

Una società che oggi si presenta con il volto duro della violenza della guerra, della esplosione della crisi climatica e ambientale, del lavoro precario che uccide la solidarietà tra le persone e la speranza di un progetto di vita. Una complessità tutta da abitare senza rinchiudersi nei recinti delle proprie piccole sicurezze. Una complessità che richiede la conquista di un sapere libero, di una conoscenza capace di assicurare alle persone la possibilità di iniziare a cambiare il possibile, giocando in prima persona la propria responsabilità, ora.

Questa conquista così importante richiede la certezza di una scuola per tutti, aperta, solidale, accogliente; una scuola presidio di cittadinanza e democrazia, territorio libero per le nuove generazioni e il loro diritto a crescere; luogo sicuro e incontaminabile da qualsiasi atto violento o prevaricatorio. Una sfida molto difficile e impegnativa che sentiamo nostra fino in fondo.

Dario Missaglia
Presidente nazionale Proteo Fare Sapere

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