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Con il blocco degli stipendi tolti 1600 euro agli statali

Lo studio Cgil evidenzia le conseguenze della manovra economica sui dipendenti pubblici

29/12/2010
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l'Unità

Carlo Ventimiglia

Si fa un gran parlare del rilancio dei consumi,ma nella realtà la vera preoccupazione del governo sembra quella di mortificarli non soltanto al presente, ma anche negli anni a venire. Uno studio della Cgil dimostra come una larga parte dei lavoratori, quelli appartenenti al pubblico impiego, vedrà inesorabilmente depauperato il proprio potere d’acquisto nel prossimo triennio proprio a causa della manovra economica che sancisce il blocco degli stipendi fino al 2013. Il responsabile settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, sottolinea come i dipendenti perderanno complessivamente circa 1.600 euro di potere d'acquisto, con una media di 400 euro a partire dall’anno che si sta concludendo. «Nel triennio2010- 2012 - spiega - l'incremento degli stipendi sulla base dell'indice dell'inflazione previsto dall'accordo interconfederale del 2009 (non firmato dalla Cgil, ndr) avrebbe dovuto essere del 4,2%. Poiché ogni punto di inflazione vale circa 20 euro si tratta a regime di 90 euro lordi che mancheranno nello stipendio. Ipotizzando tre tranche annuali da trenta euro in più al mese (quindi 400 euro l'anno compresa la tredicesima) che non ci saranno, la perdita cumulata di potere d'acquisto sarà in media di 1.200 euro lordi. Se aggiungiamo il blocco già previsto anche per il 2013, si arriva a 1.600 euro. Insomma, i lavoratori pubblici torneranno a vedere aumenti in busta paga solo nel 2014». La Cgil, inoltre, sottolinea che al blocco della contrattazione nazionale per il triennio (i contratti per circa tre milioni e mezzo di lavoratori sono scaduti a fine 2009) si affianca lo stop alla contrattazione integrativa e il blocco economico della carriera. In pratica nei prossimi anni si potrà fare carriera ma l'avanzamento sarà riconosciuto solo giuridicamente senza nessun miglioramento dello stipendio. «Mi auguro - conclude Gentile - che nel corso dell'approvazione del decreto legge “Milleproroghe” si possano adottare soluzioni che evitino l'incidenza di tutte queste misure sulle retribuzioni».

GLI ALTRI SINDACATI Va ricordato che la stretta nel pubblico impiego per i prossimi anni non si limiterà al blocco degli stipendi ma riguarderà anche il turn over. La manovra economica di questa estate prevede infatti che fino al 2012 ci sia un limite del 20% delle entrate rispetto alle uscite. In pratica su dieci dipendenti pubblici che escono (per pensione o dimissioni) ne potranno entrare solo due, il tutto con un limite massimo del 20% anche sulla spesa, il che significa, ad esempio, che a fronte dell’uscita di 10 commessi non sarà comunque possibile assumere 2 dirigenti. E in un momento di lacerazione sindacale, il problema del blocco degli stipendi appare invece condiviso, seppur con i distinguo del caso. «Il blocco dei contratti è una ferita - dichiara il segretario confederale Cisl, Gianni Baratta - ma se guardiamo al panorama europeo le decisioni degli altri Paesi sul lavoro pubblico sono state più pesanti». Per il segretario confederale Uil, Paolo Pirani, «il blocco è una misura sbagliata che non abbiamo condiviso. Lavoreremo perché in prospettiva si possano rinnovare i contratti e perché riparta la contrattazione di secondo livello a partire da regioni e province».