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Cortocircuito tra direttiva e contratto. E risorse scarse

Articolo di Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL

17/05/2022
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ItaliaOggi

L'Atto di indirizzo atteso per tre anni e finalmente inviato all'Aran segna un vero e proprio cortocircuito con il decreto legge 36 del 30 aprile su formazione e reclutamento. Il primo richiama, ai fini di una possibile valorizzazione docenti, gli esiti dei lavori della Commissione sottoscritti e confermati da Aran, Miur e organizzazioni sindacali, il secondo ne fa carta straccia. L'Atto di indirizzo individua come elementi fondamentali crediti formativi, professionali, didattici, di ricerca; il decreto parla e straparla solo di formazione valutativa. Due testi incompatibili fra loro soprattutto laddove la Commissione cui fa riferimento l'Atto di indirizzo dichiara esplicitamente che la valorizzazione si fa solo per Contratto. Detto questo, nella parte comune dell'Atto di indirizzo quando indica tra le materie non negoziabili addirittura le misure inerenti la gestione del rapporto di lavoro, l'articolazione dell'orario di lavoro comprese turnazioni e reperibilità, rileviamo un richiamo restrittivo e, per noi inaccettabile, delle prerogative negoziali. Per quanto riguarda la parte relativa alla sezione scuola l'ispirazione di fondo è quella di lasciare agli attori negoziali le scelte operative indicando i temi centrali su cui esercitare il confronto contrattuale. Sulle relazioni sindacali si aprono quindi spazi per superare l'inefficienza nel funzionamento dell'organismo paritetico dovuta all'inerzia della parte pubblica. Anche sulla formazione, intesa come attività ordinaria, è positivo che fi nalmente si affermi come le ore spese in percorsi formativi debbano essere retribuite se fatte al di fuori dell'orario di obbligo. Buone le premesse per la regolazione del lavoro non in presenza. Per il resto il vero limite è nella mancanza di risorse per poter fare le operazioni positive che vengono evocate: basti pensare alla valorizzazione delle funzioni strumentali. Ci tengo a smentire su questo una notizia degli ultimi giorni: il governo non stanzia nuovi soldi per il rinnovo del contratto, ma mette a disposizione quanto le tre leggi di bilancio degli anni precedenti hanno previsto, con il triennio che risulta scaduto il 31 dicembre 2021. Per noi erano comunque risorse scarse tant'è che abbiamo scioperato il 10 dicembre 2021 ottenendo così un incremento di 400 milioni in legge di bilancio. Ma le risorse restano ancora insufficienti. Per questo alla scuola, docenti ed Ata, chiediamo di scioperare 30 maggio 2022, per dare un segnale: stralcio della parte scuola dal decreto 36/2022, immediata apertura della trattativa sul rinnovo del contratto a partire dagli argomenti inseriti nel decreto, ulteriori risorse per aumentare i salari e incrementare gli organici, docenti ed Ata, tempestiva apertura di un confronto su un valido sistema di reclutamento.

Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL