Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Rassegna stampa nazionale » Gli adulti che studiano: 6 su cento

Gli adulti che studiano: 6 su cento

Il direttore di TreeLLLE: servono capitali privati, tagliati il 60% dei fondi per le scuole serali

28/11/2010
Decrease text size Increase text size
Corriere della sera

Lorenzo Salvia

Se gli esami non finiscono mai, l’unico rimedio è andare a scuola per tutta la vita. Non per forza sui banchi, con l’interrogazione e pure la campanella. Quello che serve è la voglia di imparare. Gli esperti lo chiamano lifelong learning, in soldoni vuol dire apprendere per tutta la vita e non solo fino alla maturità o alla laurea per poi campare di rendita. Un cambio di passo necessario perché viviamo più a lungo, cambiamo lavoro più spesso, i saperi ed i mestieri sono diventati ormai super specialistici. Ma su questo l’Italia è ancora ferma ad un secolo fa. Per farsene un’idea basta scorrere le tabelle dell’ultimo quaderno di TreeLLLe, l’associazione guidata da Attilio Oliva, dedicato proprio all’educazione degli adulti.

Studiamo poco fin dall’inizio: ogni due italiani, uno ha solo la licenza media; nell’Unione Europea sono uno ogni tre. E le cose peggiorano con il passare degli anni. L’Ocse misura le cosiddette competenze funzionali, cioè quello che sappiamo fare. E dice che sono «debolissime» quelle di un italiano su tre, mentre nei Paesi avanzati i debolissimi sono soltanto uno su dieci. Ma, alla faccia del lifelong learning, la forbice si allarga ancora. Dopo i 25 anni quelli che continuano ad imparare sono iscritti ad un ristrettissimo club. Solo il 6% degli italiani ha partecipato ad un progetto di formazione, contro il 13% della media Ue e addirittura il 28% dei tre Paesi migliori, Regno Unito, Svezia e Danimarca.

Nel 2007 due milioni di italiani hanno partecipato ad un corso, 23 milioni non hanno voluto partecipare. Eppure, a sforzarsi un po’, una buona n o t i z i a c ’ è . O t t o mi l i o n i avrebbero voluto partecipare ma non hanno potuto per impegni familiari o di lavoro, perché (a torto) si consideravano troppo in là con gli anni, oppure perché non avevano i soldi. È proprio su chi ha detto «vorrei ma non posso» che bisogna concentrare l’attenzione. Tenendo conto che oggi il lifelong learning tocca proprio chi ne avrebbe meno bisogno, i laureati invece dei diplomati, i dirigenti invece degli operai.

Sono dati che disegnano una vera e propria emergenza nazionale, e che spingono TreeLLLe a chiedere di investire in questo campo. «Oggi — spiega il presidente Oliva — si spendono 50 miliardi l’anno per la scuola, 8 per l’università, e 2-3 per gli adulti. La cosa migliore sarebbe aumentare i fondi per tutti, ma siamo realisti, e allora proponiamo di spostare 2 miliardi dalla scuola agli adulti». Al momento, però, andiamo da un’altra parte. Un decreto del governo ha di fatto tagliato quasi del 60% il numero dei corsi serali statali, una fetta importante nella torta della formazione degli adulti. Anche per questo TreeLLLe suggerisce di aggiungere risorse private, con incentivi fiscali che spingano le imprese a fare la loro parte.

Soldi che servirebbero a finanziare due piani straordinari pensati per le fasce più deboli. Il primo riguarda i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno solo la licenza media. E prevede l’organizzazione di corsi specifici che in tre anni dovrebbero coinvolgere 300 mila persone su base volontaria, con un costo di 100 milioni l’anno. Il secondo, invece, riguarda gli stranieri che vivono regolarmente nel nostro Paese. Sempre 300 mila in 3 anni ma stavolta aperto a tutte le fasce d’età e concentrato sull’italiano. Il Regno Unito ci ha pensato dieci anni fa con il progetto Skills for life. Oltre due milioni di adulti sotto il livello di uno studente di 11 anni hanno oggi un’istruzione di base. Altri due milioni hanno raggiunto il livello di uno studente di 16 anni.


FERMIAMO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

Al via la
campagna referendaria.

APPROFONDISCI