Inchiesta nazionale sul lavoro promossa dalla CGIL

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La Cgil attacca: replicano gli Ifts Confindustria: no, funzionano

E la camusso rilancia: biennio unico alle superiori

10/02/2015
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ItaliaOggi

Emanuela Mucucci

Una buona idea diventata, però, «la riproposizione degli Ifts che si volevano eliminare». Proliferati nel numero, «non rispondono alla situazione produttiva immediata del territorio». Questo il giudizio duro e netto sugli Its, gli istituti tecnici superiori post diploma, di Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil, nel corso della tavola rotonda dei giorni scorsi «Scuola lavoro: le chiavi del futuro». Ferma la risposta di Ivanhoe Lo Bello, vicepresidente Education di Confindustria: «Gli Its sono una piccola realtà, ma stanno dando risultati estremamente interessanti in termini occupazionali. Sono un segmento formativo fondamentale, soprattutto in un sistema produttivo manufatturiero come il nostro. Sono in larga parte finanziati dalle aziende e sono tutti fortemente avanzati. Vanno sostenuti e supportati».

Anche la Cgil, tuttavia, sottolinea la necessità di potenziare il sistema degli Its attraverso scelte politiche e nazionali. «L'offerta formativa – osserva il sindacato - deve corrispondere a bisogni verificati e condivisi tra istituzioni e parti sociali, evitando la proliferazione di percorsi dequalificati perché privi di vocazione territoriale».

Its come laboratorio permanente di percorsi formativi per figure strategiche di super-tecnici, promuovendo incroci tra filiere produttive e formative, favorendo il raccordo con la ricerca e la costruzione di reti multiregionali in un sistema europeo. Un sistema quello degli Its che, conclude la Flc-Cgil guidata da Mimmo Pantaleo, «deve essere sostenuto da adeguate politiche di orientamento, misure di diritto allo studio e di accompagnamento alla mobilità territoriale degli studenti».

Per migliorare il rapporto scuola-lavoro la ricetta della Cgil è questa: biennio unitario e orientativo alle superiori e innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni come antidoti alla dispersione scolastica e per innalzare i livelli d'istruzione. Alternanza scuola-lavoro solo nel triennio delle superiori, ma generalizzata comprendendo i licei. Costituzione di un'area unitaria tecnico-professionale per superare l'attuale divisione tra istruzione tecnica e istruzione professionale.

«Occorre una soluzione organica», spiega il segretario generale Susanna Camusso: «Se stiamo per progettare una riforma del sistema d'istruzione, la prima cosa è l'innalzamento, l'obbligo scolastico a 18 anni è un modo per evitare le diseguaglianze sociali nell'istruzione e per cambiare i numeri negativi del Paese».

Ecco i numeri: il 17% di tasso di abbandono scolastico, il 28% di 25-34enni senza diploma di scuola superiore, contro una media Ocse del 17,4% ed europea del 15,7%. Ancora, la disoccupazione giovanile al 42,9% e i Neet al 31,5%.