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La legge alla stretta finale, e c’è chi accusa “Annacquato il previsto rigore nei concorsi”

Sulla meritocrazia le ultime trattative. E se alla fine fosse anche più facile far lavorare ricercatori e prof amici?

29/11/2010
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La Stampa

E se alla fine fosse anche più facile far lavorare ricercatori e prof amici? Sarà anche vero che è la riforma migliore di questo governo ma è anche vero che molte sono le insidie sparse rispetto alla meritocrazia e alla trasparenza nei concorsi vantati dal ministro Gelmini. Ad esempio un emendamento firmato dalla relatrice Paola Frassinetti del Pdl, che suona come un tentativo di annacquare il rigore nelle selezioni dei concorsi, previsto nel testo originario della riforma. Scompare il punteggio numerico per valutare titoli e pubblicazioni e si pone un limite alle pubblicazioni da presentare per provare la propria competenza.

Si parlerà anche di questo oggi nelle ultime, convulse trattative per arrivare in aula domani con un testo che non crei sorprese. Gli studenti infatti sono decisi a non fermarsi nelle loro proteste. Ieri non ci sono stati assalti a monumenti o altre azioni mediaticamente potenti come quelle dei giorni scorsi ma è stata solo una pausa necessaria per dedicarsi a organizzare la giornata di resistenza di oggi. Gli studenti che sono scesi in piazza sanno che quella di oggi è l’ultima possibilità visto che le parole di Fini degli ultimi due giorni sono state molto chiare e che quindi dalla Camera nulla lascia pensare che non possa arrivare il via libera al disegno di legge.

Anche il ministro Gelmini sembra sicura della vittoria e ha assicurato che «prima della metà di dicembre la riforma sarà legge». Un provvedimento che, secondo il suo punto di vista, incontrerà il favore di tanta gente. «Il Paese è con me. Lo vedo quando vado in giro, quando incontro la gente. Sento che il Paese è maturo, forse più della politica, che è pronto al cambiamento che lo vuole e lo chiede».

Restano però alcuni dettagli da definire su quella che sarà l’effettiva riforma dell’università. E l’emendamento sulle procedure di reclutamento è uno dei più rilevanti soprattutto perché firmato dalla relatrice e perché concordato con il governo. Si tratta dell'emendamento 21.500. Il nuovo testo prevede «la valutazione con motivato giudizio analitico, di titoli e pubblicazioni scientifiche dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, discussi pubblicamente con la commissione, secondo parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con decreto del Ministro, sentiti l'Anvur e il Cun; possibilità di prevedere un numero massimo, comunque non inferiore a dodici, delle pubblicazioni che ciascun candidato può presentare. Sono escluse prove scritte e orali, fatta salva la possibilità di prevedere nel bando una prova orale volta ad accertare le competenze linguistiche necessarie in relazione al profilo plurilingue dell'ateneo ovvero alle esigenze didattiche dei corsi di studio in lingua estera».

E’ un ritorno alle regole in vigore ora con un’unica differenza. Nei concorsi attuali due membri su 3 della commissione sono esterni. Con il disegno di legge si dà agli atenei la possibilità di scegliere come comporre le commissioni, e quindi potrebbero anche essere tutte interne rendendo più alta la probabilità di legami e commistioni.

Quello che potrebbe succedere è abbastanza chiaro se si dà uno sguardo ad un blog dove si lanciano pronostici sui vincitori dei concorsi. Si trova all’indirizzo https://pronosticailricercatore.blogspot.com/. Finora su 134 concorsi, i vincitori sono stati magicamente indovinati in 110 casi. Ci sono anche casi eclatanti in cui a vincere sono stati dottorandi con un paio di pubblicazioni a fronte di candidati in possesso del titolo di dottore di ricerca con decine e decine di pubblicazioni. Alla faccia del merito.


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