Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Rassegna stampa nazionale » La Repubblica - Ritorno al passato con gravi danni per gli studenti

La Repubblica - Ritorno al passato con gravi danni per gli studenti

"Ritorno al passato con gravi danni per gli studenti" Oliverio, uno dei padri della riforma De Mauro ROMA - "Una scelta di classe. Un ritorno al passato. Penso che se i treni non funzionano...

06/11/2001
Decrease text size Increase text size
la Repubblica

"Ritorno al passato
con gravi danni
per gli studenti"

Oliverio, uno dei padri della riforma De Mauro

ROMA - "Una scelta di classe. Un ritorno al passato. Penso che se i treni non funzionano, se le strade non reggono più il traffico non è intelligente tornare alla diligenza". Alberto Oliverio è professore Ordinario di Psicobiologia alla Sapienza. Ha partecipato ai lavori della commissione BerlinguerDe Mauro che elaborò la riforma dei cicli.
Addio alla scuola di base, la scelta si farà a 11 anni.
"Posso comprendere un ritorno alla separazione tra le elementari e le medie inferiori, perché poneva notevoli problemi nell'età di transizione, mettendo insieme bambini e preadolescenti. Non mi sembra un dramma. Ma far scegliere a dei bambini è una scommessa errata, perché è dettata, come si diceva un tempo, dalla classe sociale a cui appartiene. Capisco i problemi che hanno alcuni insegnanti che fanno scuola in luoghi disagiati, a Napoli, Palermo o Catania. Dicono: "non sappiamo come tenerli". Allora la risposta può essere mandiamoli alla scuola professionale. Ma non mi sembra una scelta lungimirante".
Cosa cambierà per gli studenti?
"Una scelta del genere è contraria alla filosofia della formazione psicologica e pedagogica attuale che prevede più strumenti generali che competenze particolari, dà la priorità alla capacità del giovane di affrontare i problemi con senso critico, di cogliere il senso e il significato di un testo scritto, di saper interpretare un grafico. Le nozioni, invece, invecchiano subito, rendono la persona meno autonoma e molto vulnerabile. È vero che ci sono fasce di studenti che non vogliono imparare l'italiano, che non amano la scuola, perché è la società in cui vivono premia altri valori, e la famiglia non collabora. Ma la scuola, in attesa di tempi migliori, ha il dovere di aiutare questi ragazzi coinvolgendoli nella sperimentazione e nelle attività fisico pratiche. Non si può buttare via il bambino con l'acqua sporca. Così le professionali diventano il rifugio per chi ha nel lavoro subito e nei soldi i suoi valori. Ma l'élite che andrà al liceo saprà il latino, ne nascerà una classe dirigente astratta, che non apprezza la manualità".
I genitori verranno chiamati ad una scelta molto ardua.
"La scuola supplisce spesso all'incapacità della famiglia di seguire i propri figli, ma se la scuola decade tutto diventa meno attraente e il problema si complica. Si autorizzano così i giovani che vedono nell'istituzione scolastica un non valore a cadere in stereotipi che la società non gli lesina: lavoro e denaro uguale successo. Non si dà loro una visione panoramica prima di scegliere".
Avrà un impatto sull'Università?
"La riduzione della formazione di base sarà un problema molto serio. Mi sembra si stia scegliendo un ritorno al passato considerato come una bacchetta magica. Ma non è il tempo della pietra focaia".
(ma.re.)