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Lettere ai giornali

La nuova Ferrara LETTERE lunedì 5 novembre 2001, S. Zaccaria Scuola pubblica e il cardinale Bruno Gambardella Ansa del 3-11-2001 ore 18:02 SCUOLA: Card. Tonini presidente gruppo dir...

06/11/2001
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La nuova Ferrara
LETTERE
lunedì 5 novembre 2001, S. Zaccaria
Scuola pubblica
e il cardinale

Bruno Gambardella

Ansa del 3-11-2001 ore 18:02 SCUOLA: Card. Tonini presidente gruppo diritti-doveri degli insegnanti.
Se la cosa non fosse tragica, ci sarebbe da morire dal ridere... Nelle nuove graduatorie permanenti o per le prossime tornate concorsuali 12 punti in più a chi partecipa ad almeno tre messe al mese (certificato di servizio rilasciato dal parroco), 12 punti in meno a chi è divorziato o separato (quale esempio ai nuovi virgulti della razza italico-padana?), 6 punti in più a chi non usa strumenti di contraccezione (vogliamo farci soverchiare dalle orde islamiche?), immediata assunzione in ruolo per chi ha prestato almeno un giorno di servizio nelle scuole paritarie gestite da Comunione e Liberazione o dall'Opus Dei, licenziamento in tronco per chi dice le parolacce, crocifissione in sala mensa per chi appartiene ad una fede religiosa che non è quella di Stato (o paritaria, va bene lo stesso).
Cosa aggiungere: W il Concordato del 1929! All'inferno Cavour, Don Sturzo, De Gasperi e tutti quelli che in passato si sono rifiutati di considerare Stato e chiesa romana, scuola pubblica e catechismo privato, legislazione laica e codici canonici cose molto, troppo diverse...

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LA REPUBBLICA
LETTERE

Niente battaglie sui crocifissi

di CORRADO AUGIAS


Gentile Corrado Augias, in merito alla questione del crocifisso nelle scuole mi chiedo: perché un ragazzo che magari frequenta la scuola media "Don Bosco", magari passando la mattina di fronte ad un'edicola della Madonna, magari sentendo il suono delle campane della vicina cattedrale, e facendo vacanza di domenica, a Natale e Pasqua... perché questo/a ragazzo/a dovrebbe essere turbato da un crocifisso?
Possiamo estrapolare l'impronta della religione (cattolica, nel nostro caso) dalla storia, dalla cultura, dai valori, insomma dall'identità di un Paese e di un popolo? Non sto parlando della fede (o non fede) personale. Mi sto rifacendo al "non possiamo non dirci cristiani" (e non possiamo perché italiani) di crociana memoria.
Secondo interrogativo (forse più importante): che significano "laicità" e "Stato laico"? Ho l'impressione che diamo ad essi una connotazione "in negativo", quasi fossero sinonimi di "regime ateo o agnostico o antireligioso", prescrivendo di imprigionare le manifestazioni della religiosità nelle catacombe o nella sfera della coscienza.
Vediamo invece che negli Usa, non dà scandalo che un presidente inviti (non "obblighi"!) alla preghiera per le vittime di una tragedia o citi un versetto della Bibbia.
Carlo Alberto Rossetti
carloa.ross@tiscalinet.it
L'episodio del crocifisso ha provocato decine di lettere. Tra i tanti, hanno manifestato solidarietà all'insegnante: Sergio D'Afflitto (Unione atei e agnostici razionalisti); Elisabetta Galeotti, prof di filosofia politica; Silvia Pietrogrande; il pastore Salvatore Rapisarda; Annamaria Masini; Mirella Cacciamani; Maria Aprile.
Ci sono anche stati pareri diversi; il prof Gianfranco Roncarolo pur "non credente" dice (come il signor Rossetti) che non toglierebbe mai il crocefisso "perché il sentimento religioso, da noi, è intrecciato con lo stesso spirito nazionale".
Sentimenti analoghi manifesta Paolo Carotenuto, mentre Mario Orla fa alcune annotazioni a margine. Che tra i lettori di questo giornale prevalgano i pareri del primo tipo non stupisce anche se, in un paese davvero liberale, quei pareri dovrebbero prevalere comunque.
Quando Thomas Jefferson venne eletto presidente degli Usa (1800) sancì la prima interpretazione laica del Bill of Rights con una semplice formula: "Il Congresso non emanerà alcuna legge che riguardi l'istituzione di una religione o ne impedisca il libero esercizio", principio base della laicità d'uno Stato. La quale, signor Rossetti, non implica affatto sentimenti "antireligiosi" ma solo rispettosi delle credenze di ognuno; soprattutto implica "l'indifferenza" dello Stato di fronte agli affari di religione che riguardano unicamente gli individui.
Negli Usa non fa scandalo che un presidente invochi la Bibbia o che le formule dei giuramenti pubblici si chiudano con l'invocazione "So help me God" perché tutti sanno che il Congresso non voterà mai una legge facendosi influenzare da una particolare fede religiosa. La stessa cosa non può dirsi in Italia.
Meno uno Stato è laico nella sostanza, più risultano compromettenti gesti e atti simbolici. Tanto più in una religiosità molto esteriore, paganeggiante, vagamente idolatrica, come tende ad essere il cristianesimo nella nostra versione solare e mediterranea.