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Manifesto: Quella speciale normalità chiamata integrazione

Un percorso di lettura sull'inserimento delle persone disabili nei percorsi formativi a partire dalla mozione conclusiva del congresso internazionale sulla qualità scolastica organizzato dal Centro Studi Erikson

08/01/2008
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il manifesto

Fabio Bocci
L'integrazione scolastica e sociale delle persone disabili o con bisogni speciali è un processo composito che si caratterizza per la coesistenza dinamica di aspetti «diacronici» e «sincronici». Gli aspetti diacronici riguardano ovviamente l'evoluzione stessa dell'idea di integrazione: dalla cura alla presa in carico della persona in difficoltà; dalla separatezza nei manicomi e negli istituti speciali all'inserimento scolastico, per giungere alle sfide attuali dell'inclusione e del «progetto di vita». Per gli aspetti sincronici, si tratta di conoscere e valorizzare ogni singola tappa che ne ha caratterizzato il cammino.
Dal punto di vista «diacronico» vanno preliminarmente ricordate alcune tappe. Dall'apertura a Roma nel 1784 della prima scuola per sordomuti (ad opera di Tommaso Silvestri) alla pubblicazione, nel 1877, dell'articolo Frenastenici e imbecilli in cui l'alienista Andrea Verga indica la necessità di separare i deboli mentali dai folli; dall'intervento di Maria Montessori al Congresso Pedagogico di Torino del 1898, nel quale la studiosa delinea una «via italiana» all'handicap, alla fondazione, grazie a Sante De Sanctis, dell'Associazione romana per gli anormali psichici poveri e degli Asili scuola e del primo consultorio di neuropsichiatria infantile; dall'istituzione della Lega Nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti ad opera di Clodomiro Bonfigli alla nascita, nel 1899, del primo Istituto Medico Pedagogico diretto da Giulio Cesare Ferrari e l'avvio, nel 1900, della Scuola Magistrale Ortofrenica affidata a Giuseppe Montesano. Il Novecento è invece segnato dalla creazione delle Istituzioni Speciali (Riforma Gentile del 1923), la fondazione a Roma, nel 1926 ad opera di Augusto Romagnoli, della Scuola di Specializzazione per bambini ciechi, l'istituzione, nel 1947, dei Centri Medico-Psico-Pedagogici, i primi dei quali diretti da Bollea e Ossicini. Infine, sul piano legislativo, la legge 118/71, l'emanazione della 517/77 e poi della Legge Quadro 104/92, con il conseguente atto di indirizzo del 1994.
È bene sottolineare che la dimensione sincronica non si dissolve in quella diacronica. Proprio per la sua natura di processo, l'integrazione è sempre soggetta a tutte le istanze che ne hanno caratterizzato l'evoluzione. Basti pensare che accanto alla richiesta/bisogno di speciale normalità da parte delle persone con disabilità c'è anche quella di un ritorno a qualche forma di separatezza. Quest'ultima prospettiva può provenire sia da chi ritiene l'integrazione troppo onerosa sul piano delle risorse (ed è poco disposto ad investire per il suo sistematico e continuo miglioramento) sia da chi, ad esempio le famiglie, proprio a causa delle difficoltà che spesso si incontrano nelle scuole per scarsità di investimenti strutturali (si pensi alla precarietà degli insegnanti di sostegno) intravedono nel ritorno all'istituzione speciale un'immediata soluzione per la soddisfazione dei loro bisogni.
Il coesistere delle componenti sincroniche in/accanto a quelle diacroniche rende necessaria la riaffermazione di alcuni punti fermi: su tutti l'impossibilità di tornare indietro rispetto alla conquista dell'integrazione totale degli allievi con bisogni speciali. Tuttavia questo convincimento, deve anche costantemente «rifondarsi» su riflessioni teoriche e su prassi sempre aggiornate che permettano di definire precisamente ciò che si sta realizzando e di indicare, al contempo, i livelli minimi di accettabilità della qualità dell'integrazione.
Nella mozione conclusiva del Sesto Convegno Internazionale «La qualità dell'integrazione scolastica», organizzato dal Centro Studi Erickson, con la direzione scientifica di Dario Ianes e di Andrea Canevaro, svoltosi nello scorso Novembre a Rimini, è stato assunto proprio questo impegno. Una mozione sottoscritta dai 3500 partecipanti e dai 200 relatori che hanno animato le 3 sessioni plenarie e gli 80 workshop, suddivisi in 10 percorsi tematici, che acquisisce un valore aggiunto nel trentennale della «Legge Falcucci», che ha segnato una svolta epocale nella cultura dell'integrazione scolastica e sociale delle persone con bisogni speciali. Una legge il cui spirito sembra essersi appannato in questi tempi in cui prevalgono le logiche del basso profilo e del disimpegno. Ecco, allora, la ragion d'essere delle parole chiave che caratterizzano questa mozione: adattamenti ragionevoli, durezza e tenerezza.
Adattamenti ragionevoli (un richiamo alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili) come volontà di perseguire, estendere e applicare i diritti umani non come forma di carità o di generosità, ma come atto di giustizia per tutti. Durezza, per contrastare il disimpegno di quanti non si ritengono coinvolti e tenerezza come fattore pregnante del processo d'integrazione: due dimensioni che vanno intese come forme di pensiero, di atteggiamento e di azione che impegnano tutti, nessuno escluso.
L'appello all'impegno di tutti è il richiamo al passo in avanti rispetto alle vaghe e intempestive risposte delle istituzioni politiche. A mio avviso, gli estensori e i firmatari della mozione, richiamandosi all'insegnamento di Don Milani che «sortirne insieme è la politica», hanno voluto indicare una via da percorrere oggi: divenire un soggetto politico per ripristinare lo spirito che ha accompagnato la «Legge Falcucci». Uno spirito che unisce in sé le due componenti della speranza: lo sdegno e il coraggio. Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle.


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