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Messaggero-SCUOLA,LA PROTESTA E' GIUSTA SOLO SENZA CAOS

SCUOLA,LA PROTESTA E' GIUSTA SOLO SENZA CAOS di DARIO DE LUCA* LE vacanze natalizie tradizionalmente segnano per la scuola il passaggio alla ripresa indolore dell'attività scolastica dopo la s...

08/01/2002
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Il Messaggero

SCUOLA,LA PROTESTA E' GIUSTA SOLO SENZA CAOS
di DARIO DE LUCA*

LE vacanze natalizie tradizionalmente segnano per la scuola il passaggio alla ripresa indolore dell'attività scolastica dopo la stagione dell'autogestione e dell'occupazione. Quest'anno i segnali sembrano diversi: durante le vacanze gli studenti hanno tenuta alta la tensione della mobilitazione, le ragioni della protesta vanno viste quindi con maggiore attenzione. L'ottica del confronto serrato che dura tutto l'anno va presa seriamente in considerazione. Gli studenti hanno ragione o hanno torto? Sicuramente cercano di dar voce e visibilità alle loro ragioni ma la strada scelta è senza fantasia e si inserisce di fatto in un rituale che, come tutti i rituali, finisce con il favorire la posizione conservatrice che si trova con facilità ad argomentare sulla validità dell'anno scolastico e sul diritto all'istruzione dei più che non partecipano alle occupazioni. La significativa minoranza che guida la protesta non chiede spazi nella propria scuola, li ha già, analizza e discute i temi della riforma. Ma perché non lo fa nei suoi spazi senza interrompere la didattica che significa acquisizione di contenuti e metodi necessari per sviluppare il pensiero critico? È su questa questione che bisogna trovare la risposta senza chiuderla sbrigativamente con la battuta "non hanno voglia di fare lezione" che sarà pur vero per qualcuno ma non ci dà la soluzione del problema. Ecco quindi che tutto viene ricondotto al ruolo centrale della scuola nel processo di crescita dei giovani. Ma tale centralità richiede una pratica sociale dell'insegnare in attività che si svolgono fuori, prima, dopo, attorno, dentro l'aula. I processi di riforma si sovrappongono e si contraddicono, le novità comunque introdotte sono moltissime, il disagio degli operatori è enorme, eppure a loro si chiede un impegno che va sicuramente ad di là di quanto si chiede a qualsiasi altro lavoratore nello svolgimento della propria attività. Siamo sicuri che la società e lo Stato danno altrettanto alla scuola e ai suoi addetti? Discutendo su queste tematiche con i docenti, studenti e coinvolgendo anche le famiglie, forse la strada alternativa alle occupazioni potrà essere trovata e praticata salvaguardando le attività tradizionali di studio.
*Preside del Liceo
Ginnasio Statale
B. Russel