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"Più soldi e basta tagli" La scuola sfida il governo ma a scioperare è il 15%

Ieri in piazza professori, dirigenti, amministrativi e il sindacato unito. Manifestazioni a Roma e in altre città II ministro Bianchi: "Cortei con un significalo politico". La maggioranza: la riforma del reclutamento va cambiata

31/05/2022
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la Repubblica

Viola Giannoli

ROMA - Sotto un sole rovente sventolano le bandiere sindacali - Cgil, Cisl e Uil di nuovo nella stessa piazza, e poi Gilda, Sisa, Snals, quelle della pace e le studentesche. Qualche migliaio di manifestanti, tra docenti, precari, dirigenti, personale amministrativo - 7mila secondo sfli organizzatori - assediano pacifici i palazzi della pi-efettnra a Roma, Genova, Torino. «Abbiamo fatto i salti mortali in questi due anni e ora ci mortificano con lOmila posti di lavoro che verranno tagliati, classi più numerose. l'organico Covid e di potenziamento spazzato via», attacca Federica Matteini, docente di una scuola media a Livorno. Cleo Mugli, dell'Enzo Ferraridi Roma, ha al collo un cartello: «Docente con lo stipendio più basso d'Europa». «Insegno spagnolo - racconta - guadagno 1.503 euro e con quei soldi compro anche fogli, carta igienica, gessi», «lo sono un'assistente amministrativa, prendo 1.400 euro e da anni attendo il rinnovo del contratto e uno stipendio più dignitoso», spiega invece Carla davanti allo striscione di San Dona di Piave, Venezia, A fine giornata l'adesione provvisoria allo sciopero nazionale della scuola secondo il dipartimento della Funzione Pubblica, che ha conteggiato poco più della metà degli istituti, è del 15,6 percento. Più del doppio rispetto alla percentuale della serrata di dicembre (quando però si sfilò la Cisl) e ben più alta di quella delle ultime proteste, eppure molto lontana dai numeri deil'ultimo sciopero corale, sette anni fa, contro la riforma della Buona scuola (64,9%). Al di là del dato secco, però, lo riconosce anche il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, dietro la protesta «c'è un significato politico». Tanto che dalla stessa maggioranza di governo che ha varato il decreto legge 36 al cui intemo c'è la contestata riforma del reclutamento e della formazione iniziale, si affrettano a promettere variazioni al testo ora in fase di conversione in Parlamento. Lo dice chiaramente Francesco Boccia, deputato dem: «Gii scioperi vanno rispettati e capiti. Non comprenderli può essere fatale». Così, poco dopo le paroledi Maurizio Landini, in piazza a Roma, che accusa ilgoverno di aver fatto undecreto come «atto di supponenza, perché non vuole discutere», il senatore Pd Francesco Verducci riceve una delegazione e promette: «Ci saranno modifiche sulla formazione iniziale e un emendamento sul sovraffollamento». La senatrice Pd ed ex ministra Valeria Fedeli aggiunge: «I temi posti vanno ascoltati, la centralità dell'istruzione per l'Italia deve essere vera, seria e coerente e credo che le forze politiche, il Pd lo farà. debbano misìliorare con emendamenti e proposte il decreto che le organizzazioni sindacali criticano». Giuseppe Conte, incontrando a Padova docenti di ritorno dal corteo, spiega: «Sulla scuola non si scherza, e soprattutto non tornia mo indietro. Il progetto di riforma secondo noi è insufficiente. La battaglia è in Parlamento». Rossano Sasso, sottosegretario leghista all'Istruzione sostiene che «l'adesione di un numero così elevato di sigle deve indurre a una profonda riflessione, sulla sostanza delle rivendicazioni e sul metodo di concertazione». Ora, dice Nicola Fratoianni di Sinistra italiana, «quegli esponenti della maggioranza così loquaci devono passare ai fatti con un impegno concreto perché il decreto venga ritirato o cambiato».


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