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Repubblica-A chi giova una scuola di precari

A chi giova una scuola di precari CORRADO AUGIAS Caro Augias, le racconto la giornata di un'insegnante precaria. 6,15 una mitragliatrice nel buio. Balzo verso la sveglia. Mi riavvici...

09/06/2002
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la Repubblica

A chi giova una scuola di precari

CORRADO AUGIAS

Caro Augias, le racconto la giornata di un'insegnante precaria. 6,15 una mitragliatrice nel buio. Balzo verso la sveglia. Mi riavvicino al letto, tentata: solo due minuti. Non posso. Afferro i vestiti al buio, carezzo il visetto di mio figlio e cerco conforto nel caffè. Sono pronta. Annaspo tra mucchi di libri e giornali, mi siedo al volante: niente autoradio, guidare è una sorta di ipnosi. 80 o 90 chilometri tre volte alla settimana, per quattro ore: sono dei geni quelli che accorpano gli orari! Ma cosa può chiedere un precario? Spiegare è ancora un piacere, recito la Divina Commedia. Alle 9,10 campanella! Monto in macchina e via, verso Monterotondo. Intanto ripasso: Boccaccio, valori cortesi e mercatura, Andreuccio e Lisabetta.
E' bene che il corpo insegnante si aggiorni continuamente, dicono. Quando? Leggendo in macchina tra un ripetizione e l'altra? Rampe di scalini. "Professorè non t'ammazzà". Dio, com'è dolce il dialetto qui! Comincio a fare l'appello. Di nuovo suona la campanella, si riparte! Altri 100 chilometri, e che ci vuole? Più che un'insegnante sono una camionista. Una volta arrivata, devo spiegare la nascita dei Comuni. Ore 13,45, ancora in macchina: guido pregustando la mezz'ora di riposo prima delle ripetizioni, comincerò alle tre. Ore 19,30 arrivo a casa: "Mamma, mamma, mamma!" Mio figlio Giuliano mi si getta sullo stomaco con lo slancio di un San Bernardo. Domani si ricomincia. La benzina va giù come acqua, si beve un terzo dello stipendio. Chissà se il prossimo anno lavorerò.
Stefania Martanieloisa
gi@yahoo.it
CARO Dott. Augias, mi chiamo Antonella Vitiello, insegno a Firenze. In un angolo della sala professori c'era giorni fa il ritaglio del suo articolo sui precari. Mi sono sentita "stranamente compresa". Ho 43 anni, sono architetto, laureata nel 1986 a Firenze, con il massimo dei voti e la lode. Dal 1992, dopo anni di inserimenti in graduatorie per supplenze temporanee, è cominciato il mio "personale calvario" in una scuola parificata per Geometri. Chi non è stato in certi posti difficilmente immagina dove si può giungere! Nel 2000 si apre la strada dei concorsi riservati a chi aveva lavorato negli istituti parificati. Il punteggio però sarà dimezzato. Nel frattempo continuavo a insegnare, prendevo l'idoneità per un dottorato di ricerca, pubblicavo saggi, tenevo rapporti con l'università come professore a contratto. Ho fatto due concorsi ottenendo il punteggio di 80/80 ma, non avendo stato di servizio, mi sono vista passare avanti tutti quelli che pur con punteggi più bassi, erano però stati a scuola! Partecipo al concorso ordinario, siamo in 1500, nemmeno la metà superano gli scritti. Alla fine siamo circa 300. Della provincia di Firenze sono l'unica ad aver superato il concorso ordinario. Con tutto questo mi riconoscono 3 punti! Sono convinta che il ministro Moratti queste cose non le sa.
Antonella Vitiello
VITIA@tiscalinet.it
RICEVO ogni giorno lettere come queste. L'ultima quella di Tania de Filippo. I problemi che raccontano si assomigliano. Partecipo umanamente a disagi così gravosi ma mi chiedo anche, con preoccupazione, quale scuola (pubblica) finiremo per avere se una parte rilevante degli insegnanti deve affrontare così tante difficoltà. Temo di sapere la risposta, purtroppo.


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