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Repubblica: Ministero moroso, a rischio le mense delle scuole

Roma, Equitalia blocca i conti correnti per il mancato pagamento della tassa sui rifiuti

14/12/2008
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la Repubblica

Situazione paradossale: la società Gerit agisce per conto del Comune
GIOVANNA VITALE

ROMA - Per colpa del ministero dell´Istruzione, che dal 2001 non paga al Comune di Roma la tassa per i rifiuti, i conti correnti di molte scuole della capitale sono stati bloccati da Gerit-Equitalia, la società di riscossione di cui si serve il Campidoglio. Risultato? Gli istituti colpiti dal "pignoramento dei crediti per il servizio mensa" non potranno più garantire i pasti quotidiani ai loro allievi. Un paradosso burocratico che potrebbe presto estendersi al resto d´Italia.
A denunciarlo è Brunella Maiolini, direttrice didattica del XX Circolo Pistelli, grande scuola elementare e materna del quartiere Prati. Alla quale sono stati appena "sequestrati" 108 mila euro, ovvero il contributo versato dal Campidoglio per la refezione scolastica dei suoi mille bambini. Ma «noi non siamo inadempienti», protesta la direttrice, «la tassa sui rifiuti la deve pagare direttamente il Ministero, anche per il debito pregresso». Cosa è successo allora? «Quale corto circuito si è creato tra Comune, Equitalia e Ministero?» vuol sapere la Maiolini.
A svelare l´arcano, ricostruendo una storia di «ordinaria burocrazia all´italiana», è Paolo Mazzoli, presidente dell´Asal, l´associazione che riunisce circa 270 scuole pubbliche del Lazio. Il quale, giovedì scorso, ha anche scritto una lettera urgente al sindaco Alemanno. In sintesi: dal 2001 al 2007 tutte le scuole del Paese non hanno più ricevuto i soldi per pagare ai rispettivi comuni la tassa sui rifiuti. Una somma che, col passare degli anni, ha raggiunto «svariate centinaia di milioni a livello nazionale» precisa Mazzoli. Ma perché il ministero, a partire dal 2001, ha deciso di non iscrivere più in bilancio il denaro necessario a coprire le spese per lo smaltimento dell´immondizia? «Tutto nasce da un´errata interpretazione della legge 23 del ´96 che stabilisce quali siano gli oneri per l´istruzione scolastica a carico dei comuni», prosegue Mazzoli. Subito contestata dagli enti locali, finché una serie di sentenze non gli hanno dato ragione. Tant´è che con l´accordo Stato-città firmato il 20 marzo il ministero dell´Istruzione si fece carico della tassa per i rifiuti a partire dal 2008 (per un importo di 5 euro ad alunno) e il pregresso venne sanato attraverso una transazione bonaria. «Tale accordo, però non è stato automaticamente recepito» incalza Mazzoli. «In più molti comuni, tra cui Roma, hanno cartolarizzato quei crediti e li hanno ceduti alle agenzie di riscossione». La procedura è perciò andata avanti da sola, sino all´esecuzione coattiva. Nonostante il 9 aprile scorso l´allora capo dipartimento del ministero, Emanuele Barbieri, avesse scritto a tutte le scuole per invitarle a non sborsare un euro e a Equitalia per chiedere di sospendere le cartelle. Invano: da luglio su molti istituti sono iniziate a piovere intimazioni di pagamento; a ottobre sono partiti i primi pignoramenti presso terzi, ovvero il sequestro precauzionale delle somme che i comuni versano per la refezione scolastica. A Roma il paradosso: il Campidoglio pignorato non per debiti bensì per crediti da esso stesso vantati in quanto azionista unico di Ama, l´azienda capitolina per i rifiuti.


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