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Repubblica: "Non è vero che l´ Islam si offende per la Grotta"

IL CARDINALE Alfonso Lopez Trujillo: un errore mettere la sordina alle feste natalizie

20/12/2006
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la Repubblica

E´ in corso un attacco al diritto di ogni popolo di vivere liberamente la propria fede
ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - «E´ inconcepibile un Natale senza il presepe, privo dei canti, ridotto a evento consumistico; come è altrettanto inconcepibile impedire a un vescovo di entrare in una scuola». Il cardinale Alfonso Lòpez Trujillo non ci sta. Il porporato, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, vede nei recenti tentativi di «oscurare» le celebrazioni natalizie in alcune scuole italiane, «un attacco al diritto di ogni popolo di vivere la propria fede e le proprie tradizioni liberamente e nel rispetto reciproco».
Cardinale Lòpez Trujillo, non sarebbe sbagliato ignorare che anche in Italia sono tanti i fedeli di altre religioni?
«Mettere la sordina alle feste natalizie per paura di offendere le altre religioni non significa rispettare chi non è cristiano. E´ un errore, religioso, sociale e culturale. In America Latina, dove i cristiani sono tanti, ma ci sono anche non cristiani, il Natale è una festa popolare che coinvolge tutti con i presepi, i canti, le tradizioni nelle famiglie e nelle chiese. Nessuno si sognerebbe di ignorare una festa così importante per non disturbare altre religioni».
In Italia, dove la presenza di islamici è aumentata, si teme che ostentare i simboli religiosi potrebbe creare pericolose divisioni.
«Timore sbagliato. E´ una grande stranezza che in un paese come l´Italia si possa pensare al Natale senza i suoi simboli e le sue tradizioni. Addirittura c´è chi suggerisce di non vendere i presepi o impedisce di far cantare Tu Scendi Dalle Stelle. Tutto questo significa negare la propria fede e la propria tradizione».
Ma come giustificare la visita natalizia di un vescovo in una scuola pubblica dove, come è noto, non ci sono solo cattolici?
«Su quanto successo a S. Gimignano sono perplesso. Impedire a un vescovo di parlare in una scuola è diseducativo. Parlare agli studenti non è una invasione di campo, ma un diritto. Nella scuola non ci devono essere barriere. Certi rifiuti non solo offendono, ma portano all´impoverimento, alla chiusura, alla mancanza di dialogo. Ci vuole buon senso, condivisione e rispetto. A scuola studiavo con ebrei e musulmani. Non abbiamo mai avuto problemi. A Natale e nelle altre grandi ricorrenze cristiane tutti festeggiavamo. Così pure quando c´erano le feste delle altre religioni. Erano appuntamenti di gioia ed occasioni di reciproca conoscenza. Gli islamici non si offendono per queste cose. Non dimentichiamo che nel Corano c´è grande rispetto per Gesù e la Madonna».


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