Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Rassegna stampa nazionale » Sinopoli (Flc Cgil) all’attacco: “Un insulto ai docenti la valorizzazione professionale prevista dalla manovra. Manca la considerazione per la scuola”

Sinopoli (Flc Cgil) all’attacco: “Un insulto ai docenti la valorizzazione professionale prevista dalla manovra. Manca la considerazione per la scuola”

[INTERVISTA]

16/11/2021
Decrease text size Increase text size
OrizzonteScuola

Fabrizio de Angelis

Legge di bilancio insufficiente per la scuola: mancano le risorse aggiuntive per il rinnovo adeguato del contratto e non si intravede in generale una prospettiva soddisfacente per l’intero comparto, tanto che nella giornata del 15 novembre, i sindacati Flc Cgil, Uil Scuola, Gilda e Snals hanno avviato lo stato di mobilitazione, preludio ad un probabile sciopero.

La manovra 2022, pur prevedendo alcune novità importanti come l’educazione motoria alla scuola primaria o il tetto sul dimensionamento scolastico, secondo i sindacati risulta per nulla favorevole ai lavoratori della scuola.

Ne abbiamo parlato con Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, che ad Orizzonte Scuola spiega le lacune dell’ultima legge di bilancio e i motivi che lo hanno spinto ad iniziare la mobilitazione insieme agli altri colleghi.

Il vecchio contratto scuola è scaduto da tre anni. Quello nuovo non arriva ancora. Ma Bianchi non vi aveva assicurato che la scuola era prioritaria?

Che lo abbia detto il Ministro dell’Istruzione non è una novità. Ogni ministro definisce il proprio oggetto di Amministrazione, in questo caso la scuola, prioritario. Quel che non va è il fatto che il tema scuola sia stato solo “predicato” come prioritario dall’intero governo, ma non praticato, e che alle parole non siano seguiti i fatti. Ora, se si pensa che le poste del PNRR siano conclusive di un discorso sulla scuola, ci si sta sbagliando di grosso. Se non si cura il personale, accanto alle strutture, non si risponde alla vera emergenza educativa del Paese. La scuola è innanzitutto passione ed energia umana, professionale. Se non si parte da qui, dalla professione docente, Ata e dirigente, non si uscirà mai dall’emergenza. Ciò vuol dire stabilità del personale, classi meno numerose, scuole normodimensionate, mobilità liberata dalle pastoie e pienamente contrattualizzata, eliminazione del precariato e continuità didattica, retribuzioni all’altezza di quelle dei colleghi europei anche per rendere più attrattiva la professione docente per i giovani. L’elenco è lungo ma le risposte non ci sono.

Capitolo risorse: a quanto pare anche qui parliamo di promessa non mantenuta: eppure il Patto per la scuola prevedeva risorse aggiuntive per il rinnovo dei contratti…

Esattamente. E questa è una delle ragioni che stanno alla base della proclamazione dello stato di agitazione che abbiamo notificato nella giornata di ieri alle autorità preposte.

C’è invece un fondo per la valorizzazione dei docenti. Cosa ne pensa?

Insufficiente nella quantità e irricevibile per come viene motivato. Addirittura si dice ai docenti e solo ai docenti fra tutto il personale del settore pubblico, che i 10 euro medi che verrebbero erogati devono essere attribuiti a chi mostra “dedizione” alla scuola. E’ un vero e proprio insulto a chi la dedizione la ha dimostrata prima e ancor di più durante questi due anni terribili di pandemia. Davvero da restituire al mittente. Una cosa del genere si ripete poi per gli Ata: nell’impostare venti milioni di euro per la retribuzione di posizione dei dirigenti scolastici (spostati peraltro dal fondo dei docenti e ancora del tutto insufficienti a regolare questa delicata materia) si dice che l’intervento è motivato dal mancato supporto che riceverebbero i dirigenti dal resto del personale. Errore? Infortunio lessicale? Non crediamo. Si tratta di segnali che tradiscono superficialità ma soprattutto mancanza di considerazione per il personale e per la scuola.

A proposito di contratto: da anni i collaboratori del dirigente e in generale lo staff chiedono il riconoscimento a livello contrattuale. Proprio nell’ultimo intervento Bianchi ha spinto sul middle management. Pensa sia fra le prossime priorità in tema di contratto?

Non crediamo che il cosiddetto middle management sia la soluzione. E’ un concetto che tende a cristallizzare posizioni, a segmentare e a gerarchizzare il personale. La scuola invece è centro di democrazia, si tratta perciò di rendere stabile per via contrattuale il riconoscimento retributivo, affidando comunque alle scuole la scelta di chi deve ricoprire quei ruoli. Democraticamente devono essere scelti dai colleghi, in seno al collegio, coloro che ricoprono quei ruoli e a cui il dirigente conferirà gli incarichi.

Quali sono invece, tolta la questione retribuzione, le urgenze su cui intervenire a livello contrattuale?

Un aumento delle retribuzioni per tutti rimane la priorità. Sarebbe lungimirante dare un segnale di considerazione alla docenza italiana iniziando un percorso, anche in più tappe contrattuali, per avvicinare gli stipendi dei docenti a quelli dei colleghi europei e a quelli dei funzionari laureati di altre amministrazioni. Altre priorità sono sicuramente la proroga dell’organico covid per il personale Ata, il rafforzamento degli organici docenti e Ata per ridurre il numero di alunni per classe e, la formazione, la mobilità contrattualizzata, la strutturalità delle abilitazioni, l’equiparazione dei diritti fra docenti di ruolo e non di ruolo, il rafforzamento della contrattazione a tutti i livelli in materia di rapporto di lavoro, l’innalzamento giuridico ed economico dei profili Ata, il riconoscimento della figura di DSGA come figura di alta professionalità e la regolazione del lavoro agile.