Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Rassegna stampa nazionale » Unità: I sindacati lanciano l’ultimatum al governo

Unità: I sindacati lanciano l’ultimatum al governo

Dopo il messaggio di Napolitano, Cgil, Cisl e Uil avvertono: «Senza risposte si va allo sciopero»

02/01/2008
Decrease text size Increase text size
l'Unità

di Felicia Masocco/ Roma

URGONO SOLUZIONI «Una parte della famiglie non ce la fa più a fronteggiare l’aumento del costo della vita, un’altra regge facendo sacrifici che nessuno riconosce». Con il messaggio di fine anno il Capo dello Stato mette il dito nella piaga delle retribuzioni e
dei redditi, sono insufficienti, è allarme, dice e reclama soluzioni. L’argomento è già nell’agenda del governo, ma se dovesse temporeggiare per le fibrillazioni nella maggioranza, Romano Prodi si ritroverà i sindacati contro. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha inaugurato l’anno minacciando lo sciopero generale entro la fine del mese.
Cgil, Cisl e Uil ne discuteranno il 15 gennaio, quando riuniranno unitariamente le segreterie. Faranno il punto dopo un primo incontro con l’esecutivo fissato l’8 gennaio. La verifica di maggioranza è in programma per il 10. Su salari e redditi i sindacati battono da anni. È al centro anche dell’ultima piattaforma lanciata a novembre. Le parole di Giorgio Napolitano forniscono un assist che il leader confederali colgono al volo. «I temi dei redditi, dei salari e della sicurezza sul lavoro (altro “assillo” del Capo dello Stato, ndr), non possono più attendere», afferma Guglielmo Epifani, ora «l’auspicio è che con l’impegno di tutti si possano finalmente affrontare». «Le basse retribuzioni sono un’emergenza per l’economia del Paese», aggiunge il segretario della Uil Luigi Angeletti.
Toni pacati per un malessere forte espresso più e più volte. Se ne fa portavoce Raffaele Bonanni che svela quel che potrebbe accadere in poche settimane. «Aspettiamo ancora una convocazione ufficiale, ma con il governo ci eravamo lasciati con un’indicazione di massima per l’8 gennaio. O si definisce un’andatura sui salari e arrivano risposte, oppure si andrà allo sciopero generale».
I salari devono recuperare potere d’acquisto, le leve sono due, i contratti e il fisco che da lungo tempo non premia chi le tasse le paga tutte. Cgil, Cisl e Uil chiedono un intervento strutturale sulle retribuzioni pari a un punto di Pil; misure su prezzi e tariffe; l’aumento al 20% dell’aliquota sulle rendite finanziarie; aumento delle detrazioni per il lavoro dipendente e pensioni; l’uniformità delle no tax area a 8 mila euro e un bonus fiscale a favore degli incapienti. Ancora: riforma dell’Irpef, meno tasse sugli aumenti contrattuali e sul Tfr. Sul fronte contratti, prima ancora di ritoccare il vecchio modello, andrebbero chiusi quelli aperti per i 6 milioni di lavoratori che all’inizio del 2008 aspettano quantomento l’adeguamento degli stipendi all’inflazione.
L’ultimatum di Bonanni non trova impreparato il governo che ha posto la questione al centro dell’agenda. Lo ribadisce il ministro del Lavoro Cesare Damiano, dopo la finanziaria e il pacchetto welfare, «è la nostra piorità e il nostro prossimo obiettivo soprattutto - spiega - per i redditi medio-bassi». La piattaforma sindacale è una base di discussione, «si tratta di procedere con il metodo della concertazione che nel 2007 ha dato ottimi risultati».
Le rassicurazioni di Damiano seguono le parole del premier che prima delle feste aveva parlato di un «grande patto» tra sindacati, imprese e governo per far crescere le buste paga. Le proposte che circolano, ma sono indiscrezioni, vanno dalla “dote” per i figli minorenni attraverso l’accorpamento delle detrazioni per coniuge e figli a carico e l’assegno familiare. Si parla anche di sconti Irpef e di aumento degli assegni familiari per tre anni per i redditi al di sotto dei 40 mila euro. Sul fronte contrattuale c’è la riduzione delle imposte sui premi di produttività, la triennalizzazione della durata, il potenziamento della contrattazione decentrata. Infine nuove liberalizzazioni per frenare prezzi e tariffe. Una nuova politica dei redditi, insomma, che riveda quella fissata nel 1993.
Le finanze pubbliche sono però quelle che sono. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha già detto che per il momento non ci sono risorse per rimpinguare i salari. Si conta molto su un altro «tesoretto», le maggiori entrate dovute alla lotta all’evasione fiscale e contributiva. «Sono convinto che ci sarà anche quest’anno», afferma il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi peril quale la “causa” salari «è sacrosanta». «a è troppo presto per dirlo -conclude-. Realisticamente, il primo momento utile sarà il 31 marzo con la trimestrale di cassa». I sindacati però potrebbero non aspettare.


FERMIAMO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

Nei prossimi giorni potrai firmare
per il referendum abrogativo.

APPROFONDISCI