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Università, da Napolitano una firma con critiche

Lettera al premier: il testo non è incostituzionale, ma va modificato

31/12/2010
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La Stampa

La lettera al presidente del Consiglio con la quale Giorgio Napolitano ha accompagnato ieri la controfirma della «riforma Gelmini» manifesta più di una perplessità sul contenuto della legge. Certo, al Capo dello Stato non spetta contestare l’indirizzo politico di una legge, ma si può ben dire che quella di ieri è stata senz’altro una promulgazione «critica».

«Promulgo la legge ai sensi dell’art. 87 della Costituzione - spiega Napolitano nella lettera a Berlusconi - non avendo ravvisato nel testo motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle Camere», cioè non è, a suo giudizio, manifestamente incostituzionale. Insomma Napolitano, pur consapevole che la legge è stata «approvata a conclusione di un lungo e faticoso iter parlamentare», non ne sembra affatto entusiasta. E chiede correzioni da realizzarsi attraverso «un costruttivo confronto».

Del resto, argomenta il Presidente, più che una legge compiuta sembra trattarsi di una specie di introduzione a una legge, dal momento che la sua attuazione «è demandata a un elevato numero di provvedimenti, a mezzo di delega legislativa, di regolamenti governativi e di decreti ministeriali». Dunque, quello che sta per avviarsi è più propriamente «un processo di riforma», nel corso del quale «saranno concretamente definiti gli indirizzi indicati nel testo legislativo e potranno essere anche affrontate talune criticità», che il Presidente dettaglia subito dopo.

Ma già questa interpretazione spiega molto bene cosa intendesse Napolitano quando, incontrando la scorsa settimana una delegazione di studenti romani, lì incoraggiò a mantenere una pressione sul Parlamento, perché - disse loro - questa vicenda «non finisce certo con l’approvazione della riforma da parte delle Camere». Non mancheranno le occasioni per correggerla.

Le critiche di Napolitano si appuntano soprattutto su tre articoli, il 4, il 23 e il 26, poiché a suo giudizio l’articolo 6, riguardante il titolo di professore aggregato, bersaglio di molti attacchi, presenta soprattutto problemi di forma.

Per Napolitano la correzione di questi difetti, assieme all’accoglimento, già promesso da parte del governo, di due ordini del giorno presentati al Senato deve avvenire attraverso «un costruttivo confronto con tutte le parti interessate». Tra queste quelle che vivono nelle università, cioè studenti e insegnanti. Maria Stella Gelmini ha assicurato che il governo «terrà conto» delle osservazioni di Napolitano.

E’ abbastanza evidente che, nello scrivere questa lettera a Silvio Berlusconi, il Capo dello Stato, oltre che di svolgere in modo pieno il suo ruolo istituzionale, si è preoccupato di mantenere aperto un canale di comunicazione con i giovani che protestano, con l’intenzione di mantenerli all’interno di un confronto democratico. D’altra parte, proprio i giovani saranno l’interlocutore privilegiato del discorso che Napolitano pronuncerà questa sera per rivolgere a tutti gli italiani gli auguri di fine anno. I guasti della crisi verranno inquadrati nell’ottica di chi teme gli venga negato un legittimo futuro.

Sarà «un discorso di verità», annunciano dal Quirinale, nel quale gli «elementi di fiducia» indispensabili in una simile occasione non riusciranno a nascondere una seria preoccupazione per le «difficoltà che il Paese ha di fronte a sé». Vi saranno momenti duri da affrontare e occorre esservi preparati. Napolitano lo disse anche parlando alle Alte Cariche, tradendo una certa sfiducia sull’effettivo grado di preparazione della classe politica al riguardo. E, in una situazione politica incerta, con la legislatura a rischio e un governo indebolito, bisogna solo sperare che le celebrazioni per il 150˚ anniversario dell’unità nazionale compiano il miracolo di innescare in tutti comportamenti più responsabili e solidali

Paolo Passarini