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Università, la rivoluzione non è online

Un modello antico, che non è stato ancora superato

03/12/2012
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La Stampa
JUAN CARLOS DE MARTIN
 

Internet, dopo aver trasformato molti altri settori, è forse sul punto di rivoluzionare l’università? I «Corsi massivi online», i cosiddetti Mooc, offerti via Rete a un numero potenzialmente enorme di studenti, avranno per l’università il ruolo dirompente che i file Mp3 hanno avuto per l’industria musicale? Iniziative che offrono corsi online come Udacity, Coursera o Khan Academy manderanno in crisi, e forse addirittura in soffitta, un’istituzione che risale al Medioevo, una delle istituzioni cardine della modernità?

A leggere molti articoli, soprattutto negli Stati Uniti dove mi trovo ora, sembrerebbe di sì. E a diffondere questa visione non sono solo gli investitori, attratti da un mercato potenzialmente enorme, o gli imprenditori da loro sostenuti. Anche Clay Shirky, per esempio, docente all’Università di New York, ha recentemente sposato la tesi che la tecnologia ora permetta di fare in maniera molto più efficiente ciò che le università fanno in maniera molto costosa (soprattutto negli Usa). Il cambiamento è quindi inevitabile.

Ma è davvero così? È sicuramente vero che l’avvento di Internet costringe tutte le attività che lavorano con la conoscenza a riesaminare la propria missione. Ed è altrettanto vero che - a differenza di una decina di anni fa, quando c’era stato il primo picco di iniziative universitarie online - oggi la tecnologia è molto più matura e in grado di assicurare buoni risultati. Ma dire che i corsi online sostituiranno l’università è una colossale forzatura.

I tecno-entusiasti, infatti, tendono a ridurre l’università alla sola operazione di trasferimento di nozioni nella testa degli studenti, ovvero, guarda caso, alla funzione che loro sono in grado di offrire. La questione decisiva è però un’altra: le università sono davvero fabbriche per l’inserimento di nozioni nella testa degli studenti?

L’università, però, per come si è andata configurando in questi 200 anni, è molto di più. È uno spazio dove si incontrano e si confrontano persone che hanno scelto di dedicare la vita alla conoscenza, i professori, con altre persone che hanno desiderio di imparare e di crescere, gli studenti. I professori insegnano, ma fanno anche ricerca e in questo modo migliorano la comprensione che la società ha di se stessa e del mondo, tenendo allo stesso tempo vivo il proprio insegnamento. Nello stesso spazio, gli studenti, confrontandosi coi professori e coi compagni, imparano a usare la testa per diventare non solo lavoratori produttivi, ma anche esseri umani compiuti e cittadini consapevoli. E sempre nello stesso spazio professori e studenti si aprono alla società per discutere - in pubblico e con razionalità le molte questioni di interesse generale che riguardano il futuro di tutti. L’università, insomma, come spazio dove si coltiva, tramanda e diffonde conoscenza critica al servizio della collettività.

In tutto ciò la Rete è certamente una preziosa alleata dell’università, a molti livelli, alcuni dei quali già chiari come, appunto, le lezioni online, altri ancora, invece, tutti da scoprire. Questa è la vera sfida, di straordinario interesse, che ha di fronte l’università. È una potenziale rivoluzione? Forse sì. Ma non nel senso che sta a cuore ai tecno-profeti.