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«Così uccidono l'università, unica risorsa dell'Aquila. Chiodi si dimetta»

INTERVISTA Enrico Perilli, ricercatore e consigliere comunale Prc

05/01/2011
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il manifesto

Eleonora Martini


«Ci mancava solo il taglio del Fondo di finanziamento ordinario per condannare inesorabilmente a morte l'Università dell'Aquila e affossare di conseguenza ogni speranza di ripresa economica del territorio». Un knock-out che per il consigliere comunale di Rifondazione comunista Enrico Perilli, ricercatore di Psicologia dell'ateneo aquilano, arriva con il combinato disposto della legge Gelmini e del taglio specifico all'università aquilana di 2,5 milioni di euro per l'esercizio finanziario del 2010 previsto nel decreto ministeriale "criteri di ripartizione dell'Ffo" firmato dalla ministra Gelmini il 21 dicembre scorso. «Altro che ricostruzione, questa è una politica tesa a distruggere. Perciò il commissario Gianni Chiodi, che tanto aveva promesso e nulla ha realizzato, deve dimettersi».
Prof «indisponibile» da settembre: siete in molti all'Aquila?
Eravamo l'80%, oggi siamo il 40% di «totalmente indisponibili» ma la stragrande maggioranza dei ricercatori ha ripreso l'insegnamento di uno solo dei corsi. Per noi la questione è cruciale e si gioca su due piani: quello nazionale con una riforma che smantella l'università pubblica, e quello locale per l'abbandono in cui versa l' ateneo. E in un territorio terremotato che non offre più nulla.
Quali sono le condizioni attuali dell'ateneo?
Quest'anno siamo rientrati in alcuni edifici tornati agibili ma abbiamo ancora grossa carenza di strutture, soprattutto per le facoltà del centro storico ora dislocate in capannoni nelle zone industriali, dunque molto poco fruibili e con pochissimi laboratori. Mancano totalmente le mense - si sta cominciando solo adesso a costruirne una - ma il problema principale è l'assoluta mancanza di residenzialità per gli studenti.
Un problema che venne fatto presente fin dalla prima ora alla Protezione civile...
Sì, ma ci dissero che gli studenti «possono viaggiare». Una risposta vergognosa perché qui provengono da tutta Italia, soprattutto dal sud. Dopo 20 mesi dal sisma che ha mietuto vittime soprattutto tra gli studenti, siamo riusciti oggi a ripristinare solo 282 posti letto nella caserma Campomizzi, liberata ultimamente dagli sfollati dislocati altrove. Su questo fronte, nonostante tante sollecitazioni, governo e commissario non hanno fatto nulla. Solo otto mesi fa Chiodi mostrò un elenco di edifici da mettere a disposizioni dell'Adisu per la residenzialità universitaria. Non ne abbiamo visto nemmeno uno.
Di case, poi, non ce ne sono nemmeno per gli aquilani, figuriamoci da affittare agli studenti...
Qualche abitazione ristrutturata è già stata rimessa sul mercato ma i costi sono lievitati: da 200 euro a posto letto, siamo già oltre il doppio. Purtroppo quando si parla di università i tempi non possono essere lunghi perché gli studenti scappano e non tornano più. Un fenomeno a cui stiamo già assistendo, e non solo tra gli studenti.
In tutto questo arriva la «rapina» dei babbi letali come l'hanno chiamata gli studenti dell'Udu. Un taglio del 3,72% all'Ffo che annulla i benefici concessi dopo il sisma.
Allora ci venne promessa l'esenzione dai tagli all'Ffo previsti per gli atenei che sforavano il tetto di spesa, e altri 16 milioni di euro per la rinascita dell'università: mai visti. L'unico beneficio rimane la sospensione per tre anni delle tasse di iscrizione.
Non solo licenziamento di precari o tagli ai servizi per gli studenti, come in tutta Italia, dunque: per voi la questione va oltre. Cosa rischia la città dell'Aquila senza la sua università?
L'ateneo era diventato ormai la principale "industria" della città, l'unico attrattore economico e l'unico ente che produceva un sostanzioso indotto, dopo la crisi del polo elettronico che non occupa più 5 mila lavoratori ma solo 250. Quindi l'università con 27 mila studenti di cui 13 mila fuori sede, e 1.200 tra docenti e amministrativi, è il vero motore della città. Se a questo aggiungiamo le tasse da ripagare e la ricostruzione che non parte, la precarietà generale e quella delle mezze risposte precarie e part-time dello Stato, si capisce come il limite di sopportazione degli aquilani sia ormai ampiamente superato.


ULTIMORA/MIUR
Gelmini smentisce: «Nessun taglio»
In serata, ieri il ministero dell'università ha smentito la notizia di un taglio ai finanziamenti destinati all'università de L'Aquila. «Rimangono confermate - si legge nella nota - le assegnazioni previste dall'Accordo di programma, vale a dire i 68.784.000 euro per l'esercizio 2010 che sono stati assegnati all'Ffo dell'ateneo aquilano pari a quella del 2009». La decurtazione di fondi, denunciata dall'Udu e successivamente dal consigliere aquilano Enrico Perilli, è però contenuta nel comma b dell'articolo 1 del decreto ministeriale: «alle Istituzioni ad ordinamento speciale, alle Università per Stranieri, all'Università degli Studi di Roma "Foro Italico", all'Università di Urbino e all'Università degli Studi dell'Aquila viene disposta una assegnazione pari a quella disposta nell'anno 2009, al netto degli interventi straordinari, ridotta del 3,72%».