Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Ricerca » INDIRE: cosa stiamo aspettando?

INDIRE: cosa stiamo aspettando?

Le settimane passano, gli impegni non sono stati mantenuti.

01/06/2022
Decrease text size Increase  text size

INDIRE non smette di fare notizia.
La newsletter di Repubblica “Dietro la lavagna” del 28 maggio 2022 ha evidenziato un quadro ancora peggiore rispetto a quello che già da mesi le lavoratrici e i lavoratori di INDIRE hanno denunciato. Peggiore perché le crepe nell’amministrazione si aggravano col passare dei mesi trascorsi senza decisioni, senza progettualità, senza certezze per i lavoratori precari.

Mentre il DL 36/22 - contestato fortemente dalla scuola nel partecipato sciopero del 30 maggio - assegna a INDIRE una funzione non banale di responsabilità nella formazione degli insegnanti, il Ministro Bianchi ha lasciato che settimane trascorressero dalle dimissioni della Presidente neo-nominata Luigina Mortari.

Il Ministro non ha mancato di partecipare a diversi eventi organizzati da chi in INDIRE continua a lavorare con professionalità nonostante la fase complicata e dolorosa; ma da mesi continua a non spiegare, a non far capire, a non assumersi responsabilità sul destino dell’ente. Eppure una presa di posizione, già a partire dalla relazione della Corte dei Conti presentata in Parlamento lo scorso dicembre, sarebbe stata doverosa.

Per il personale che lavora nell’Istituto, per la scuola e per la società nel suo insieme, INDIRE non può essere derubricato a “il solito carrozzone” nell’opinione pubblica: la ricerca educativa è fondamentale come verifica condotta sulle politiche e sugli investimenti in un comparto cardine del Paese, il settore che deve assicurare l’impegno dello Stato per l’equità presente e futura dei cittadini attraverso l’educazione e la formazione.

Il personale di INDIRE lavora seriamente, ha portato avanti attività di supporto e ricerche importanti per le scuole anche durante la pandemia, non merita né il pregiudizio né il giudizio per quanto non funziona e sembrerebbe impossibile far funzionare nella sua conduzione.

La ricerca è imprescindibile per il cambiamento, per l’innovazione che non perda mai il proprio focus, quello sancito dalla Costituzione in merito alla scuola della Repubblica, una scuola dei diritti, una scuola della democrazia, inconciliabile con la manipolazione di parte e con gli interessi personalistici.

Torniamo a ribadire quanto le lavoratrici e i lavoratori di INDIRE hanno espresso scioperando nelle scorse settimane: si proceda con la stabilizzazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori precari che ne hanno maturato il diritto; si proceda a valorizzare chi da anni presta servizio senza riconoscimento, senza carriera, spesso in un profilo sottodimensionato rispetto alle competenze e ai titoli che possiede; si mettano in discussione col personale le scelte riorganizzative scellerate imposte in questi anni. E si faccia chiarezza sulla governance dell’Istituto, senza scorciatoie temporanee, senza approssimazioni opache, senza trascurare il peso che avrebbe sul Paese una ricerca educativa priva di credibilità presso gli insegnanti, incapace di comprendere gli studenti e relegata ai margini della comunità educante.

Si faccia chiarezza su INDIRE e sulle ragioni per cui INDIRE persiste nell’Università telematica IUL, nonostante l’esodo degli altri soci fondatori: quali obiettivi persegue e con quali modalità sono perseguiti; come si motiva la sovrapposizione delle cariche istituzionali tra le figure apicali, i consulenti di INDIRE e gli organi dirigenti della IUL; quanto è costato il consorzio all’istituto in termini di risorse economiche e di tempo lavorativo per i suoi dipendenti.
Si spieghino le infinite questioni aperte, quelle evidenziate anche dai revisori dei conti: un management non previsto dall’organizzazione ma insediato per consulenza in pianta stabile; un direttore che si autoconferma potenzialmente per sempre attribuendosi incarichi e funzioni - e conseguenti premialità; la ristrutturazione del Meccanotessile con il Comune di Firenze per milioni di euro che non si sa chi dovrà pagare. Giusto per dirne alcune.

Non si può far finta di nulla. Come è stato condiviso dal Ministero dell’Istruzione in occasione dello sciopero del personale, INDIRE necessita oggi di un impegno serio di riforma. Ma perché sia possibile devono essere definitivamente emendate le condizioni che lo hanno reso ingovernabile per la prima Presidenza in discontinuità con chi ha avuto in mano l’Istituto negli ultimi decenni. Bisogna restituire INDIRE alla scuola, ai suoi compiti, al suo mandato istituzionale, senza ulteriori indugi.

Altre notizie da:

FERMIAMO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

Al via la
campagna referendaria.

APPROFONDISCI