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Docenza universitaria: arriva l’adeguamento ISTAT 2023

La rivalutazione degli stipendi dello scorso anno [0,98%] potrà finalmente essere erogata

18/01/2024
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Il 17 gennaio 2024, è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il DPCM dello scorso 8 gennaio che stabilisce l’adeguamento ISTAT del personale non contrattualizzato della pubblica amministrazione, tra cui i docenti universitari. Il Decreto arriva con molti mesi di ritardo, dopo che lo avevamo sollecitato lo scorso autunno.

L’aumento previsto è dello 0,98% e nei prossimi mesi i diversi atenei provvederanno ad erogarlo con relativi arretrati dal 1 gennaio 2023 (cioè, da 12 mesi fa). In realtà questa è solo una prima e ridotta parte degli adeguamenti che sono conseguenti alla sottoscrizione dei CCNL del Pubblico impiego 2019/21. Dal primo gennaio 2024 (cioè, dagli stipendi di questo mese) arriveranno aumenti ben più consistenti (intorno al 4% e forse superiori), mentre altri aumenti arriveranno ancora dal 1 gennaio 2025. Per sapere esattamente di quanto e per vederli in busta paga, però, dovremmo attendere il DPCM sugli adeguamenti ISTAT relativi al 2024 che salvo ritardi (come oggi per il 2023) dovrebbe arrivare nel corso dell’estate di quest’anno (e quindi poi permettere agli atenei di erogare gli arretrati dal 1 gennaio 2024), e così poi avverrà l’anno prossimo per quello relativo al 2025.

Gli stipendi dei docenti universitari si rivalutano infatti annualmente, rispetto al costo della vita, sulla base della media degli aumenti ottenuti l’anno precedente nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, secondo i calcoli ISTAT su quanto conquistato dalla contrattazione nella P.A. nell’anno precedente [da qui il nome di Adeguamento ISTAT]. L’erogazione solo parziale degli aumenti contrattuali derivati dai rinnovi 2019/21 deriva dal fatto che i contratti sono stati firmati nel corso del 2022 e, quindi, gli aumenti hanno impattato sulla massa salariale solo per alcuni mesi di quell’anno (l’ISTAT ha potuto registrare un aumento solo parziale in relazione agli adeguamenti 2023). Nel 2023 gli aumenti sono andati a regime in tutti i comparti e quindi sugli adeguamenti 2024 saranno registrati complessivamente, erogandone la parte mancante. Bisogna poi considerare che i rinnovi della Dirigenza sono stati sottoscritti solo nel corso del 2023 (tra cui i Medici, ad esempio, a dicembre) e quindi saranno registrati sull’aumento della massa salariale solo negli adeguamenti del 2024 e 2025.

Questo meccanismo derivato rende per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, anche per la docenza universitaria, importante seguire e sostenere i risultati della contrattazione.

Quest’anno, infatti, si apre la contrattazione per il rinnovo dei CCNL 2022-2024, già in ritardo di due anni e che interessa una stagione segnata da un significativo aumento del costo della vita (l’IPCA depurata dai costi energetici indica sul triennio un’inflazione composta intorno al 16/18%). La legge di bilancio 2024, approvata poche settimane fa, prevede aumenti solo del 5,78%. Il tavolo contrattuale si apre quindi in salita e il percorso potrebbe essere ancora lungo. Più tempo passerà, più si dilazionerà negli anni l’aumento degli stipendi del personale non contrattualizzato, che rischia di vedere in busta paga gli adeguamenti relativi all’inflazione del 2022 e 2023 solo nel 2026 o 2027 (senza arretrati per gli anni passati, essendo che il meccanismo previsto dalla norma non lo prevede). Per questo, come FLC CGIL, informiamo e coinvolgiamo anche la docenza universitaria nella mobilitazione per un rapido ed effettivo rinnovo dei contratti, in grado di difendere il potere d’acquisto degli stipendi pubblici.